‘Hegel asserisce che «la storia universale non è il regno della felicità». I periodi felici «rappresentano pagine vuote della storia, in quanto sono periodi di intese senza conflitti»’

“Nel 1807, dopo l’umiliante disfatta di Jena inflitta da Napoleone alla Prussia, Johann Gottlieb Fichte pronunciò i suoi famosi ‘Discorsi alla nazione tedesca’ dal podio dell’Università di Berlino, dov’era titolare di una cattedra di filosofia. Essi scossero e riunirono un popolo diviso e sconfitto, e l’eco di questi celebri discorsi perdurò fino al Terzo Reich. La dottrina di Fichte ebbe per la Germania l’effetto di un vino inebriante per un popolo deluso. Per Fichte i latini – in particolare i francesi – e gli ebrei erano razze decadenti. Soltanto i tedeschi avevano la capacità di rigenerarsi; la loro lingua era la più pure; con la supremazia tedesca sarebbe fiorita una nuova epoca storica che avrebbe rispecchiato l’ordine cosmico. Questa nuova era sarebbe stata guidata da una ‘élite’ ristretta e libera da ogni inibizione morale a carattere «privato». È lo stesso genere di idee che ritroviamo in ‘Mein Kampf’. Fichte morì nel 1814, e la sua cattedra all’Università di Berlino passò a Georg Wilhelm Friedrich Hegel, spirito sottile e acuto, la cui dialettica, in seguito, doveva ispirare Marx e Lenin, contribuendo al sorgere del comunismo. Nel contempo la sua rimbombante glorificazione dello Stato come autorità suprema della vita umana aprì la via al Secondo Reich di Bismarck e al Terzo Reich di Hitler. Per Hegel lo Stato è tutto, o quasi tutto. Tra l’altro, lo Stato è la più alta rivelazione dello “spirito universale”, esso rappresenta “l’universo morale”, “la realtà dell’idea etica… dello spirito etico… che conosce e riflette se stesso; lo Stato ha un diritto supremo nei confronti dell’individuo, il cui più alto dovere è quello di essere un membro dello Stato … perché il diritto dello spirito universale è al di sopra di ogni privilegio particolare…”. Per quanto riguarda la felicità dell’individuo sulla terra, Hegel asserisce che “la storia universale non è il regno della felicità”. I periodi felici “rappresentano pagine vuote della storia, in quanto sono periodi di intese senza conflitti”. “La guerra è la grande purificatrice…”. Secondo Hegel, essa favorisce “la salute etica dei popoli guasti da una lunga pace, proprio come il soffiare dei venti preserva il mare dalla putrefazione che deriverebbe da una lunga calma” (pag 153-154); “Treitschke supera lo stesso Hegel nel proclamare che la guerra è la più alta espressione dell’umanità. Per lui “la gloria guerriera sta alla base di tutte le virtù politiche; nel ricco tesoro delle glorie tedesche, la gloria militare prussiana rappresenta un gioiello non meno prezioso delle più eccelse opere dei nostri poeti e dei nostri pensatori”. Egli sostiene che “il baloccarsi ciecamente con la pace… è diventato la vergogna del pensiero e della moralità della nostra epoca”” (pag 155); “Ho spesso provato un’amara tristezza nel pensare al popolo tedesco, un popolo così degno di stima nei singoli individui e così miserabile nel suo insieme” (Goethe) (in apertura del volume) [William L. Shirer, ‘Storia del Terzo Reich. Volume primo’, Einaudi, Torino, 1990]