“La poesia dotta è morta, la poesia sui trampoli, alla Monti, idem, la poesia scientifica fu una malinconia dello Zanella e di pochi altri, nata morta, nata putrida. ‘Poesia scientifica’ è come dire ‘romanzo storico’, c’è contraddizione in termini ed è contraddizione che si ripercuote sulla sostanza, fino nelle profondità più intime di entrambi gli elementi. Scienza e storia possono stare in arte come materia grezza allo stesso titolo di qualunque altra cosa, ma non mai come scopo, come soggetto estetico. Io ho scritto ‘cuore’ invece di ‘core’ e non ho sforzato i lettori ad informarsi sulla Enciclopedia del luogo «ove regnò Tarconte». È poco, ma è molto. Vedrai, e forse tra poco, altri versi miei in sestine sul titolo e sull’argomento ‘Domus Aurea’ (7). È un versetto delle litanie che mi servì per intitolare la visione e il desiderio di una casetta rustica e pensosa, “solingo asilo ove inseguir sia dato / libellule e canzoni a tutte l’ore…” lontano dal bailamme della Galleria e dalla musica del Gnocchi (8). Concetto come vedi vecchissimo, idillio, quasi arcadia, ma trattato allo stesso modo con senso moderno, più semplice, più dipinto. Forse ne verranno altri e altri ancora: ma certi ‘sunt denique fines’. La mia mente ha subito un tale sconquasso nei lunghi inferni patiti in questi ultimi otto mesi (prendo un altro foglio. che orrore!) che é ancora incapace al lavoro scientifico. La lettura seria mi prostra, mi affatica, mi dà il capogiro. Ho bisogno di qualche mese di ozio e di ‘natura’, e poi di un lento e graduale esercizio. Allora riprenderò il tedesco quasi obbligato (perché ‘inter alia’ la mia memoria fu ‘bouleversée’ maledettamente) e mi rivolterò nel lenzuolo freddo dell’economia o di qualche altra potenza: forse, per principiare, due o tre assieme. Alla peggio sarà un paio d’anni perduti” [dalla lettera di Filippo Turati a Achille Loria, 15 aprile 1878, Santa Croce, in Filippo Turati, ‘Autobiografia epistolare. Cinque lettere a Loria per l’anno 1878’, a cura di Gianni Bosio, Mondo Operaio, Roma, n. 12, 1957] [(7) Altra poesia di Turati alla quale appartengono i versi riprodotti più avanti. Nell’edizione delle ‘Strofe’ del Quadrio (1887) a “Solingo” Turati sostituì “Romito”; (8) Caffè milanese] [Tarconte: ‘Eroe eponimo della città di Tarquinî. Nella leggenda etrusca era guerriero, ordinatore di stati e sacerdote, figlio del re dei Misî, Telefo, e fratello di Tirreno, oppure uno dei compagni di quest’ultimo nella conquista dell’Etruria. Fu fondatore di Tarquinî e, secondo alcuni, anche di altre città: Pisa, Mantova, Cortona. A lui si doveva l’istituzione della dodecapoli in Etruria e nella regione Padana. Una versione, antica per alcuni, tarda per altri, ne fa il saggio depositario della disciplina etrusca (…)’ (Treccani)]
Filippo Turati, anno 1878: lettere, poesie, e prospettiva di ripresa del lavoro scientifico
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:8 Apr 2026
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