“Chi conosce un po’ la storia della disputa ormai secolare pro e contro il sistema rappresentativo sa benissimo che gira e rigira i temi in discussione sono soprattutto questi due. Sono entrambi temi che appartengono alla tradizione del pensiero socialista, o per meglio dire alla concezione della democrazia che é venuta elaborando il pensiero socialista in opposizione alla democrazia rappresentativa considerata come l’ideologia propria della borghesia più avanzata, come l’ideologia «borghese» della democrazia. Dei due temi, il primo, cioè la richiesta della revoca del mandato da parte degli elettori sulla base della critica al divieto di mandato imperativo, è proprio del pensiero politico marxistico: come tutti sanno fu lo stesso Marx che volle dare particolare rilievo al fatto che, nella Comune di Parigi, questa «fu composta dei consiglieri municipali eletti a suffragio universale nei diversi mandamenti di Parigi, responsabili e revocabili in qualunque momento» (8). Il principio fu ripreso e ribadito più volte da Lenin a cominciare da ‘Stato e Rivoluzione’, ed è trapassato come principio normativo nelle varie costituzioni sovietiche. L’art. 105 della costituzione vigente dice: «Il deputato ha l’obbligo di riferire agli elettori sulla sua attività e sull’attività dei Soviet. Il deputato che non si sia mostrato degno della fiducia degli elettori può essere privato del mandato in qualsiasi momento per decisione della maggioranza degli elettori secondo le modalità previste dalla legge». Questo principio è stato trasmesso alla maggior parte delle costituzioni delle democrazie popolari (al contrario di quel che avviene nella maggior parte delle costituzioni delle democrazie occidentali, come ad esempio quella italiana, il cui art. 67 dice: «Ogni membro del Parlamento rappresentativo rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato»). Il secondo tema, quello della rappresentanza degl’interessi o organica, è stato invece caratteristico del pensiero socialista inglese sul finire del secolo, in particolare di quella corrente che faceva capo al guild-socialism di Hobson e Cole, e la cui proposta principale di riforma istituzionale consistette nel chiedere la disarticolazione corporativa dello stato oltre quella territoriale, e l’instaurazione di una rappresentanza funzionale, cioè degl’interessi costituiti e riconosciuti, accanto a quella territoriale propria dello stato parlamentare classico, che aveva avuto fra l’altro in Inghilterra la propria patria e il proprio centro di irradiazione. Ciò che mi preme sottolineare è che nessuna delle due proposte innovative rispetto al sistema rappresentativo classico trasforma la democrazia rappresentativa in democrazia diretta. Non certo la seconda, la quale si limita a sostituire una forma di rappresentanza ad un’altra. È anche discutibile che la rappresentanza degl’interessi o funzionale, anche se talora sia stata proposta da movimenti politici di sinistra, sia più democratica della rappresentanza territoriale, condotta attraverso quegli organismi di aggregazione degl’interessi generali che sono oggi i partiti” (pag 37-38) [Norberto Bobbio, ‘Il futuro della democrazia’, Einaudi, Torino, 1984] [K. Marx ‘La guerra civile in Francia’, in ‘Il partito e l’internazionale’, Edizioni Rinascita, Roma, 1948, p. 178]
Democrazia rappresentativa borghese, rappresentanza organica o funzionale, divieto di mandato imperativo
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:28 Ott 2025
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
