“Il pericolo è quello dell’inerzia della mente, che ci fa superare l’esperienza, e ci fa applicare le regole generali da essa derivate anche a casi illeciti. Di qui metafisica, superstizione, realismo ingenuo, sbandieramento di ideali e di parole. Nella critica, spinta al limite, della conoscenza, c’era l’orgoglio di superare l’acutezza di Locke, di Berkeley, di Montaigne e c’era, in un giovane che da praticante si era fatto licenziare per correggere petulantemente le lettere del principale, il gusto di sfidare i mostri sacri della storia del pensiero; ma la la spinta più profonda era nella ricerca di una teoria che mantenesse la possibilità di agire coerentemente pur eliminando le pretese alla Verità della ragione geometrica, e che facesse vedere come l’uomo si costruisce tutto sull’esperienza. Se sono tutto immerso nella mia stessa storia, se sono tutto un fascio di percezioni costruito in un modo singolare ma secondo leggi ben definite, a che cosa mi appellerò per sottrarmi alla responsabilità della vita terrena? Potrò bene appellarmi al fatto che ciò che mi succede mi succede secondo necessità, ma a ben riflettere proprio qui troverò la mia responsabilità, o almeno il mio totale essere coinvolto, non potere che illusoriamente dissociarmi dalla mia storia e dalle leggi inerenti alla mia mente. (…)” (pag XL-XLI, introduzione di Flavio Baroncelli, (in) David Hume, ‘Scritti morali’, Editrice La Scuola, Brescia, 1970]
David Hume. L’analisi genetica del conoscere
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:5 Ago 2025
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
