“La mortificazione delle potenzialità politiche presenti nella società francese uscita dall’esperienza monarchica – a ciò, in definitiva, si giunge allontanando sia la Gironda che la provincia dall’alveo democratico – costituisce, d’altro canto, il principale lascito della storiografia di primo Ottocento sul 1793. Non va in proposito scordato come la leggenda nera del federalismo – comunemente accolta nei differenti ambienti politici della Restaurazione – si sia conservata intatta anche all’interno della sinistra democratica e socialista, la quale avrebbe spesso negato ogni ragione rivoluzionaria alle rivolte per ricondurle nell’ambito del complotto controrivoluzionario. È consolidata tradizione storiografica che le ragioni di questa chiusura risiedano nella fortuna incontrata dall’opera di Filippo Buonarroti presso l’appena ricostituito partito repubblicano francese. Tornare alla celebre ‘Conspiration’ con l’augurio di individuarvi una distinta riflessione sul federalismo costa comunque più di una delusione, perché l’amico di Babeuf non nutrì alcun interesse specifico verso la vicenda del 1793. La sua ricostruzione degli avvenimenti è in primo luogo sottesa dallo sforzo di dimostrare l’esistenza di due differenti sistemi – l’uno fondato sull’egoismo, l’altro sull’eguaglianza – che, continuamente in lotta sin dal 1789, avrebbero protratto il loro duello sino alla svolta bonapartista (12). Il babuvismo – erede e perfezionatore del secondo – troverebbe quindi i propri sicuri anticipatori nei vari patrioti del 1789, in quelli che nel 1792 vollero la caduta della monarchia, nei robespierristi che, vinta la Gironda, non esitarono per il bene dei più a mettere all’ordine del giorno il Terrore, nell’opposizione giacobina alla stagione termidoriana, nei martiri di pratile. Questa schematica progressione, dove la fiaccola della democrazia passa di mano in mano sino a giungere in quelle di Babeuf, porta Buonarroti a trasferire nel campo della controrivoluzione quanti non possono rientrare nella griglia della sua rigida classificazione; la denuncia della Gironda finisce così per travalicare i limiti cronologici del biennio 1792-1793 e per trasformare quel gruppo nel campione per eccellenza dell’aperta opposizione agli sviluppi democratici del movimento rivoluzionario” (pag 72-73) [Antonino De Francesco, ‘Il governo senza testa. Movimento democratico e federalismo nella Francia rivoluzionaria, 1789-1795’, Morano editore, Napoli, 1992] [(12) R. Pozzi, ‘Nascita di un mito: robespierrismo e giacobinismo nella Francia della Rivoluzione di luglio’, in ‘Il modello politico giacobino e le rivoluzioni’, a cura di M.L. Salvadori e N. Tranfaglia, Firenze, 1984, p. 204]
La ‘leggenda nera del federalismo’ e la fortuna dell’opera di Filippo Buonarroti
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:16 Lug 2025
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
