237 a C: Roma occupa i porti della Sardegna e della Corsica precedendo l’intervento di Cartagine

“Parole del Presidente Prof. Arturo Issel (prima seduta del 24 gennaio 1890 della ‘Società ligustica di scienze naturali e geografiche’) agli onorevoli colleghi: “(…) Né vi turbi il pensiero che le società scientifiche sono già ben numerose in Italia. Appunto perché ogni regione possiede la propria, è giusto che la Liguria non ne sia destituita e conviene che essa pure onorevolmente partecipi alla pacifica e nobile gara tra gli studiosi delle varie provincie italiane. Genova, che conta tre scuole superiori: l’università, la scuola superiore navale e la scuola superiore di commercio; Genova, che possiede uno dei musei di storia naturale più ricchi e reputati d’Europa (alludo al museo civico), è indubbiamente sede acconcia per una società di scienze naturali e parrà legittimo il proposito di estendere alle discipline geografiche il campo d’azione del nuovo sodalizio, quando si rifletta che Genova è pure la metropoli marittima del regno e la patria di insigni navigatori. La nostra, d’altronde, più che una creazione è una risurrezione; infatti in noi rivive l’antico istituto ligure di scienze, lettere ed arti, il quale, nato nello scorcio del secolo scorso, si convertì nel 1809 in accademia imperiale di scienze lettere ed arti e scomparve colla caduta dell’impero napoleonico, dopo un’esistenza turbata dalle agitazioni di quel periodo fortunoso, non senza aver dato un benefico impulso agli studi scientifici, di che fanno fede le memorie di Multedo, Badano, Mojon, Viviani, Lavaggiorosso pubblicate fra gli atti sociali. …)” (pag 33-34); ‘Reale Accademia ligure di scienze e lettere’, relazione del presidente Prof. Achille Belgrami, seduta inaugurale del 18 gennaio 1941: “(…) Anche nell’anno testé decorso l’attività accademica ha continuato col consueto fervore, come attestano i contributi scientifici, storici e letterari, dei quali espongo una breve rassegna cominciando dal discorso inaugurale del prof. Luca De Regibus sopra «l’intervento di Roma nell’Oriente mediterraneo». Questo discorso s’impernia sui principi fondamentali della politica estera romana lungimirante, coerente nei suoi sviluppi per l’affermazione del prestigio e della potenza di Roma e insieme coincidente con l’interesse dei popoli che entravano nell’orbita della sua azione. Questa essenza della politica estera di Roma è magistralmente illustrata dal De Regibus a riguardo dei rapporti di essa col mondo ellenistico. Egli analizza le ragioni del progressivo intervento di Roma nell’Oriente mediterraneo dopo la dissoluzione dell’impero di Alessandro Magno, nonché la natura e le vicende di questo intervento, portando così nuova luce su di un periodo complesso e non facile a giudicarsi della storia di Roma. A questa storia appartiene anche lo studio del prof. Natale Vianello sopra «la occupazione della Sardegna e della Corsica dopo la prima guerra punica». Il Vianello si propone di dimostrare che i Romani, occupando nel 237 av. Cr. i porti della Sardegna e della Corsica quando Cartagine, finita finalmente la guerra contro i suoi mercenari ribelli, si preparava a riprendere possesso delle due isole, non violarono nessun trattato né approfittarono delle angustie in cui si dibatteva la città rivale, ma provvidero alla loro sicurezza che ritenevano minacciata. Il Vianello fonda la sua dimostrazione principalmente sopra un acuto e particolareggiato esame del racconto di Polibio, ed è pienamente persuasiva la rivendicazione ch’egli fa della legittimità della condotta di Roma dagli ingiusti giudizi di storici antichi e moderni. (…)” (pag 35-36) [Accademia ligure di scienze e lettere (Accademia nazionale consociata nella Unione Accademica Nazionale). Centenario degli atti accademici (1890-1990), Stampa Erredi, Genova, 1992]