La contraddittorietà di Carl Schmitt: dalle fasi del suo pensiero al pensiero sull’origine della politica

“Schmitt (…) trae la propria energia scientifica non solo dalla partecipazione esistenziale alle vicende politiche del suo tempo, ma anche dall’incrociare, e dal confrontarvisi, le principali esperienze intellettuali contemporanee (da Sorel a Simmel, da Weber a Jünger, da Kelsen a Heller, da Strauss a Voegelin) e classico-moderne (da Hobbes a Maistre, da Hegel a Marx, dal romanticismo a Donoso Córtes); Schmitt attraversa territori che vanno dal cattolicesimo alla ‘rivoluzione conservatrice’, dall’esistenzialismo all’antropologia filosofica, dalla teologia alla politologia, dal ‘pensiero della crisi’ al ‘pensiero negativo’; Schmitt è comprensibile solo a partire da un complesso e articolato ‘milieu’ culturale novecentesco che vai dai dibattiti sulla tecnica a quelli sulla secolarizzazione, dalla questione del parlamentarismo a quella della reciproca compatibilità fra liberalismo e democrazia, dagli scontri tra formalismo e antiformalismo giuridico alle riflessioni sulla crisi dello Stato e sul ruolo dei partiti, dalle interrogazioni radicali sul rapporto fra diritto e politica ai problemi inerenti la relazione tra ordine e conflitto e il nesso, interno e internazionale, tra politica e guerra” (pag XIX-XX) (introduzione di C.G.) [Carlo Galli, ‘Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno’, Il Mulino, Bologna, 1996]