“Lo Herzen riprende qui (‘Il Dottor Krupov’, (1847), ndr) un motivo già caro agli antichi Stoici: tutti gli uomini hanno un granellino di pazzia. Su esso quell’artista finissimo che fu Orazio introdusse variazioni genialissime nelle ‘Satire’ e anche nel primo dei ‘Carmi’; Cicerone stesso affrontò il problema, sul terreno filosofico, nei ‘Paradossi a Bruto’. L’artista russo muove da un punto di vista, affatto moderno, scientifico e medico. Un medico appunto è il protagonista di questo racconto, tra i personaggi creati dalla fantasia dello Herzen, certo il più bizzarro: Sjemjon Ivanovic Krupov, il quale, con tutta l’esperienza derivatagli dalla assidua e fervida pratica pluriennale di assistenza ai malati di mente, non ha trovato di meglio che rifugiarsi, al momento di tirar le somme, in un materialismo vecchio stampo. Né si potrebbe dire che la conclusione ch’egli trae, giudicando l’umanità intera come tarata dal comune morbo… della pazzia, e definendo la Storia «autobiografia di un folle», sia, in coscienza, delle più allettanti. Ancor più amara e paradossale, piuttosto che ridicola, è l’altra conclusione, per la quale, in un mondo governato dall’ingiustizia e dall’ipocrisia, i cosiddetti «pazzi» siano, a ben guardare, le persone più normali. All’opposto, agli occhi di tutti i cosiddetti «savi», il mite giovinetto Ljòvka passa per un mentecatto. Krupov non vuole e non può accettare ciò: egli ha ben veduto quanta spontaneità e (perché no?) quanto fascino siano racchiusi nei sentimenti del fanciullo Ljòvka, di quanta dedizione e di quanta abnegazione, soprattutto in fatto di amicizia, costui sia capace, e a quali toccanti gradi sappia giungere il suo amore, soavemente ingenuo e appassionato, per la natura. Proprio a questo il pensiero di Krupov si identifica quasi con quello di Herzen, benché questi, da vero artista qual è, non lo manifesti esplicitamente, ma ce lo faccia chiaramente intendere; laddove il vecchio dottore addita, nella disparità sociale delle genti, la scaturigine prima dal tarlo della pazzia, alla cui azione nessuno può sottrarsi. Nel pessimismo di Krupov si riflette, quindi, tutto il pessimismo dello scrittore, anche se questi non perviene agli scettici paradossi di quello. E proprio quest’ultimo fatto consente allo Herzen di spingersi più lontano del suo personaggio, in quanto conserva la sua ferma fiducia in un futuro migliore per tutti. (…) Nei cinque capitoli di ‘Il dovere innanzi tutto’ è trattato, una volta di più, il problema dell’impoverimento morale della nobiltà russa, ma non meno interessano lo scrittori i vari lati della vita della servitù feudale, oppressa e privata di ogni diritto” (pag 12-15) [introduzione di Lucio dal Santo, in ‘A. Herzen, ‘Il dottor Krupov – Il dovere innanzi tutto’, Edizioni Paoline, Roma, 1966]
