Sin dal saggio di Mahan del 1902 appare la formulazione classica dello svantaggio geografico della Germania

“Di certo gli ammiragliati degli anni Trenta non si ispiravano a Karl Marx, ma alcuni dei loro membri probabilmente conoscevano la famosa osservazione secondo cui “gli uomini fanno la storia, ma non la fanno come vogliono”. La fanno, continua la frase, “in circostanze già esistenti, date e trasmesse dal passato” (1). Qualunque fosse il numero e la qualità delle corazzate e dei cacciatorpediniere possedute, ciascuna delle grandi marine già descritte doveva operare in contesti che non avevano creato di propria iniziativa, entro vincoli imposti dal passato e che le stesse marine, come semplice forza armata, non potevano piegare a proprio vantaggio. Fra tutte le “circostanze già esistenti”, furono gli elementi della geografia e dell’economia ad avere la maggiore influenza. Il potere marittimo era, dopo tutto, basato sui materiali a disposizione. (…) (pag 95); “La situazione geostrategica e politica della Germania nazista e della sua marina nel 1939 era del tutto diversa, essendo significativamente più angusta di tutti i cinque paesi del Trattato di Washington. Vent’anni prima il nuovo governo di Weimar aveva dovuto ingoiare le inaudite clausole del disarmo di Versailles (niente aerei, niente U-Boot, niente “navi capitali”, un esercito minuscolo e così via), e dopo il 1933 la rimilitarizzazione nazista diede la priorità alla Luftwaffe e all’esercito. Dal punto di vista economico, il paese aveva il secondo apparato industriale più grande del mondo, e quindi poteva, in teoria, costruire una flotta da battaglia molto ampia. Ma questo era un progetto a lungo termine, valido per gli anni Quaranta, con il quale Hitler continuava a rassicurare l’ansioso ammiraglio Erich Raeder. Alla fine degli anni Trenta, la sua schiera di navi da guerra moderne era piccola, pericolosa sul piano delle singole unità grazie agli ottimi standard di costruzione tedeschi, ma nel complesso ancora ridotta, circa un quarto della flotta francese. Se questa era la situazione sul piano numerico, la geografia non faceva altro che peggiorare le cose. Sin dal saggio di Mahan del 1902 appare la formulazione classica dello svantaggio geografico della Germania: “La difesa marittima per la Germania, nel caso di una guerra con la Francia o l’Inghilterra, comporta la necessità di ottenere un predominio navale almeno nel Mare del Nord; e questo non può essere considerato completo a meno che non si estenda attraverso la Manica e purché la Gran Bretagna non riesca a proiettare il suo predominio nell’Atlantico. Questo è lo svantaggio iniziale della posizione della Germania, da superare con un adeguato vantaggio numerico” (5). In questo modo le prospettive marittime della Germania, e persino della Germania nazista, erano circoscritte. Nessuno poteva immaginare “un adeguato vantaggio numerico” sulle flotte anglo-francesi per un altro decennio, ammesso che i tedeschi alla fine ci fossero riusciti. Fino ad allora, la geografia avrebbe imprigionato la Reichsmarine in un “campo di gioco” molto limitato” (pag 99-100) [Paul Kennedy, ‘Vittoria sui mari. Il potere navale e la trasformazione dell’ordine globale nella Seconda guerra mondiale’, LEG, Gorizia, 2025] [(1) Karl Marx, ‘The Eighteenth Brumaire of Louis Napoleon’, London, Electric Book Co., 2001 (trad. it., ‘Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte’, in ‘K. Marx, ‘Rivoluzione e reazione in Francia, 1848-1850′, Torino, Einaudi, 1976; (5) Mahan, Dispositions of Navies’, cit., p. 710]