“Nei primi anni cinquanta, e cioè quando in Italia il clima da Guerra fredda riduceva al minimo gli spazi d’azione per le opzioni politiche non allineate ai due blocchi (7), fu proprio da quel novero di contatti e di conoscenze che germogliarono gli appunti «per un saggio politico» che Galli decise di passare a Fulvio Bellini, un ex partigiano allora vicino agli ambienti trotzkisti. Dalla discussione tra i due sorse così l’«idea di tentare di scrivere insieme una ‘Storia del Pci’» (8). Lo scambio con Bellini fu dunque centrale nella genesi del libro. Tuttavia, non si coglierebbero appieno le ragioni di quel progetto senza soffermarsi sulla militanza politica di Galli una volta conclusi gli studi universitari e intrapresa la carriera accademica che l’avrebbe portato ad insegnare storia delle dottrine politiche presso l’ateneo statale milanese. Nel 1953 fiancheggiava in realtà il variegato mondo della sinistra rivoluzionaria che, in polemica con il Pci e con il Psi per l’atteggiamento sostanzialmente “attendista” nell’Italia del secondo dopoguerra, e con il percorso «delle democrazie popolari e dello stalinismo», aveva l’obiettivo di contribuire «allo studio dei problemi posti al proletariato e alla sua avanguardia dalla crisi della società capitalista» (9). In altre parole, il proposito era di poter giungere, in un futuro non certo prossimo ma neppure così lontano, alla costituzione di un sistema realmente socialista anche in Italia che, in linea con i principi di Lenin, fosse distante dal modello della stessa Unione Sovietica, in quanto perfetto esempio del «capitalismo di Stato», dove si mantenevano «fenomeni tipici del capitalismo come la “creazione del plusvalore, dell’accumulazione, del salario e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”» (19). Oltre a Galli, indipendente ma vicino all’area socialista, e a Bellini, schierato lo si è già ricordato – su posizioni trozkiste ma in polemica con il Gruppo dei comunisti rivoluzionari, all’interno di quella sfaccettata galassia della sinistra militante si potevano contare esponenti vicini al Partito comunista internazionalista, come Onorato Damen e Giovanni Bottaioli, i Gruppi anarchici d’azione proletaria di Pier Carlo Masini, ma anche alcuni esponenti della sinistra socialdemocratica quali, ad esempio, Livio Maitan (11). L’ispirazione per scrivere una storia organica del Pci che sovvertisse la narrazione ufficiale nacque con buona probabilità proprio dalla frequentazione di quegli ambienti politici. Giusto all’inizio del 1953, quando il libro di Galli e Bellini era ormai in stampa, su “L’Impulso”, periodico vicino ai Gruppi anarchici di Masini, comparve una recensione quanto mai critica nei confronti del volume ‘Trent’anni di vita e lotte del Pci’, pubblicato dalle Edizioni Rinascita (12), cioè la casa editrice ufficiale dei comunisti italiani. Quel testo non solo non poteva essere inteso come «una storia di questo partito»; addirittura, ne patrocinava un’interpretazione sbagliata, totalmente allineata alla strategia di Togliatti che puntava alla continuità tra il partito delle origini e quello del secondo dopoguerra. Si trattava di un errore evidente: «fra il partito sorto a Livorno e l’attuale partito» vi era «una rottura troppo profonda per non mettere in dubbio la stessa continuità storica del partito» (13). È però il caso di ricordare che il libro di Galli e Bellini non avrebbe visto la luce se non fosse intervenuto Arturo Schwarz (14). (…) Grazie alla mediazione di Maitan, anch’egli vicino, come Schwarz, agli ambienti della Quarta Internazionale, Galli conobbe l’editore e, nel corso di uno dei loro incontri, gli propose di pubblicare la sua ricostruzione storica del Pci. Intenzionato ad integrare l’attività di mercante d’arte con quella di editore di testi politici, Schwarz accettò, a patto che fossero rispettate due condizioni: il testo doveva essere apprezzato dalla Quarta Internazionale e gli autori dovevano accollarsi le «spese tipografiche» (17). Dopo il via libera di Maitan, Galli procedette al versamento della prima metà delle spese, mentre al seconda parte sarebbe stata saldata a pubblicazione avvenuta (18)” (pag 22-25) [Jacopo Perazzoli, ‘Un «libello anti-comunista?» Giorgio Galli e la prima edizione della ‘Storia del partito comunista italiano’ (in) ‘Per Giorgio Galli. Saggi e ricordi’ a cura di Maria Grazia Meriggi, Biblion edizioni, Milano, 2023] [note: (7) Cfr., sul tema, Guido Formigoni, ‘Storia d’Italia nella Guerra fredda (1943-1978), Bologna, Il Mulino, 2016, p. 157-171; (8) G. Galli, ‘Passato prossimo’, cit., p. 16; (9) Franco Bertolucci, a cura, 2. Per una storia dei Gaap, in Id, Gruppi anarchici d’azione proletaria…’, vol. 2. Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest…’, Pisa, BFS, 2018, p. 24; (10) Ivi., p. 20; (11) Cfr., ivi, p. 23; (12) Cfr. ‘Trent’anni di vita del Partito comunista italiano’, Roma, Edizioni Rinascita, 1952; (13) Recensione a ‘Trent’anni di vita del Pci’, Roma, Edizioni Rinascita, 1952, in ‘L’Impulso’, gennaio 1953; (14) Per la redazione di questo contributo, sarebbe stato quanto mai utile poter analizzare le carte di Arturo Schwarz. (…); (15) Irene Piazzoni, ‘Il novecento dei libri: una storia dell’editoria in Italia’, Roma, Carocci, 2021, p. 180; … (17) G. Galli, ‘Passato prossimo’, cit., p. 17; (18) Cfr. ivi, p. 18]
