Nessuno ha mai valutato con precisione il reale livello di parallelismo del nostro cervello

“Una delle possibili definizioni astratte dell’intelligenza è la capacità di trovare connessioni tra cose diverse, talvolta molto diverse” (pag 28); “Il nostro cervello è stato programmato per farci sopravvivere al meglio in un certo tipo di mondo. Il suo obiettivo è quello di renderci consapevoli in un lasso di tempo relativamente breve di un certo numero di situazioni in una determinata circostanza, in modo da prendere la decisione più appropriata, e non importa che questa sia la migliore in assoluto. Al tempo in cui il nostro cervello è stato modificato 150.000 anni fa, nessuno giocava a scacchi, nessuno faceva l’agente delle assicurazioni o doveva dimostrare teoremi. In sostanza non serviva essere eccessivamente logici e analitici; era importante invece saper prendere in fretta decisioni semplici, del tipo scappare o affrontare il nemico, correre in questa o in quella direzione, avvicinare o non avvicinare un nostro simile. Per assolvere questi compiti il parallelismo è la strategia di configurazione più appropriata e il modo di funzionare parallelo il più funzionale, quindi adattativo. Nessuno ha mai valutato con precisione il reale livello di parallelismo del nostro cervello. Non sappiamo cioè quanti processi paralleli possono essere portati avanti nello stesso momento lungo i suoi circuiti neurali. Saranno probabilmente centinaia, ma potrebbero essere anche di più. Va anche da sé che gli «occhi» dell’apparato percettivo non possono essere puntati su tutto ciò che accade intorno senza discriminazione. Di volta in volta i riflettori saranno puntati su una porzione del mondo circostante e non su tutto. A monte quindi del complesso di processi paralleli derivanti dalla percezione, ma anche dal richiamo dei ricordi, c’è una scelta, operata da quella funzione astratta che noi chiamiamo «attenzione»” (pag 30) [Edoardo Boncinelli, ‘Come nascono le idee’, Editori Laterza, Roma Bari, 2010]