‘Alcuni retroscena sull’entrata in guerra dell’America contro Germania e Giappone’

“Per prima cosa, il Presidente Roosevelt voleva veramente la guerra. In secondo luogo gli inglesi, già impegnati in una guerra in Europa, non desideravano che l’entrata in guerra dell’America. Della quale guerra l’Estremo Oriente era la porta dei servizio, perché se si riusciva a spingere gli Stati Uniti contro il Giappone, automaticamente essi si sarebbero trovati coinvolti nel vortice europeo: questo l’avrebbe capito e previsto anche un bambino. Infatti, fu ciò che avvenne. Terzo, erano già pronti i piani di guerra, segreti ma dettagliatissimi. Gli esperti navali e militari americani e inglesi, vestiti in abiti civili per celare all’opinione pubblica americana il fatto che la nazione stava dolosamente entrando a far parte di un’alleanza militare, li avevano diligentemente consegnati a chi di dovere, pochi mesi prima, sia a Washington che a Singapore: documenti inconfutabili a tale proposito vennero a conoscenza del pubblico durante le conversazioni del ‘Join Congressional Committee’, incaricato delle indagini sull’attacco di Pearl Harbor, cinque anni più tardi. Quarto, il Presidente Roosevelt aveva già disposto ed iniziato una serie di azioni altamente provocatorie, tali da portar quasi certamente alla guerra col Giappone: il Canale di Panama, per esempio, era stato vietato alle navi giapponesi, cui erano stati negati i rifornimenti di carburante. Nessuna meraviglia, del resto; il Presidente Roosevelt non era uomo da rifiutarsi di usare i mezzi nascosti, quando quelli aperti non erano opportuni. (…) Comunque, nelle macchinazioni di Roosevelt, per trascinare gli Stati Uniti nella guerra europea, Hitler era ad un certo punto diventato il vero bastone fra le ruote; ma con il decreto legge sugli aiuti americani, che il Presidente era riuscito in marzo a far passare al Congresso, egli aveva deliberatamente violato tutti i concetti fondamentali di neutralità che il diritto internazionale aveva via via stabilito, dal trattato sulla convivenza religiosa sancita da Huig Van Groot, alle decisioni del Patto dell’Aja. (…) Roosevelt non aveva puntato tutte le sue risorse su un solo cavallo. I tedeschi non volevano attaccare gli Stati Uniti? Ebbene, forse ci sarebbero cascati i giapponesi: le inquiete acque dell’Estremo Oriente offrivano molte ‘possibilità’, tanto per usare la parola pronunciata da Lord Halifax quando, il 31 luglio, all’uscita della Casa Bianca ed alla fine del suo colloquio privato con Roosevelt, i giornalisti gli avevano chiesto se si erano fatti progetti particolari per il futuro. Ma aveva allora Roosevelt rivelato a Lord Halifax che l’Ufficio Informazioni della marina lo aveva ammonito da tempo dicendogli che l’embargo sul petrolio avrebbe forzato il Giappone a dichiarare guerra, per trovare in qualche altro modo il petrolio?” (pag 98-101) [George N. Crocker, ‘Lo stalinista Roosevelt’, Edizioni Il Borghese, Milano, 1963]