“È pertanto vero che la crociata albigese fu diretta contro gli «eretici» ma nel senso più esatto dei «fautori degli eretici» che ormai, a inizio Duecento, il pensiero giuridico assimilava nel nome e nelle pene ai loro protetti; si era cioè definibili «eretici» anche in quanto «semplici» fautori dell’eresia e anzi ritenuti «più perniciosi degli eretici stessi». Dunque l’uguaglianza definitoria tra «crociata contro gli albigesi» e «crociata contro gli eretici» è accettabile solo tenendo a mente l’ambivalenza del significato di «eretico», con tutte le ricadute di diritto e di prassi che il «pensare» e il «fare» eresia comportavano. Ciò chiarito, risulta anche che la prima crociata albigese – ma la cosa vale ‘grosso modo’ pure per la seconda – fu un sostanziale successo: essa venne infatti immaginata, proposta e infine realizzata con lo scopo preciso e nettamente specificato nelle lettere pontificie di abbattere quei signori feudali che favorivano gli eretici, anzitutto i conti di Tolosa. E i crociati fecero senz’altro questo sporco lavoro con una determinazione a suo modo spettacolare, trovando in Simone di Montfort un ‘leader’ «totale», capace di conseguire risultati e trionfi inauditi contro baroni al lui inferiori e a lui superiori, contro comunità rurali e cittadine, contro sovrani del mondo temporale e persino a dispetto del suo sovrano spirituale, papa Innocenzo III, quando questi mutò d’animo rispetto alle proprie premesse. Montfort era semplicemente un uomo tutto d’un pezzo: gli avevano affidato una missione e l’aveva eseguita, con ciò che ne conseguiva. Dunque non sussisté alcun «conflitto di interessi» nella crociata albigese e montfortiana in specie, non vi fu alcuna «deviazione» dal piano «spirituale» voluto dal papa a quello «materiale» che i crociati e Montfort avrebbero perseguito a proprio ed esclusivo vantaggio, come aveva voluto una certa storiografia di stampo «apologetico». Abbiamo mostrato che la teoresi e la normativa concepite direttamente dal papa e dalla cerchia dei suoi collaboratori romani ben prima della crociata – con otto anni di anticipo – contemplavano, facendone anzi il punto di novità rilevante, l’arricchimento di quanti si fossero impegnati nella lotta contro i fautori degli eretici, in beni mobili e immobili, nell’immediato del presente e nel futuro dei propri eredi, essendo gli eredi dei fautori – come quelli degli eretici in senso stretto – esautorati di diritto dalle proprie prerogative civili, cioè appunto dall’eredità di genitori e parenti, anche quando quegli stessi eredi fossero stato ortodossi, ovvero incolpevoli” (pag 270-271) [Marco Meschini, L’eretica. Storia della crociata contro gli albigesi’, Laterza, Roma Bari, 2010]
