‘Sostanziale continuità strutturale della nascente democrazia italiana con lo Stato fascista’

“Uno dei nodi conflittuali, dunque, tra la Resistenza e la nascente democrazia italiana è l’applicazione dell’epurazione, cartina di tornasole del cambiamento non avvenuto e della sostanziale continuità strutturale con lo Stato fascista. Si conclude così, in modo contrastato, il processo difficile e contraddittorio, iniziato in piena guerra di liberazione, con la nomina da parte del governo Badoglio, nell’aprile 1944, di un Alto Commissario per l’epurazione, retto da Sforza e Scoccimarro, con il compito di escludere gli uomini politici e gli amministratori compromessi con il regime dai posti di responsabilità. I tribunali speciali, insediati nel primo mese dopo la Liberazione, presto perdono i loro poteri. Ad Asti il Tribunale di guerra viene istituito nel pomeriggio del 25 aprile 1945 dal Comitato di liberazione provinciale, che ha assunto i poteri quella mattina, e opera fino al 4 giugno. Le prime sentenze contro i gerarchi più importanti e i responsabili più spietati delle rappresaglie e dei rastrellamenti, catturati nei giorni della Liberazione, sono quindici condanne a morte, tutte eseguite. Il 4 giugno assume la competenza per i processi contro i reati fascisti la Corte d’assise straordinaria, che in un anno di attività commina 942 anni di reclusione e cinque ergastoli. Nel secondo semestre del ’45 vengono emesse 83 sentenze contro i fascisti, di cui 63 condanne, comprese 10 pene di morte (tre eseguite entro l’ottobre ’45). Il 4 settembre viene fucilato alla schiena il comandante dell’ufficio politico investigativo e maggiore della guardia nazionale repubblicana, Giovanni Nardulli, al poligono di tiro di Sessant, nello stesso posto dove era stato fucilato il primo partigiano, Remo Dovano, il 4 maggio 1944. Vengono anche emesse condanne contro collaborazionisti, insegnanti, ausiliarie e segretari locali del Fascio. I giornali astigiani (quello che riporta più notizie in dettaglio è il settimanale della curia, «La Gazzetta d’Asti») danno spazio alle notizie sui processi, mantenendo alto l’interesse dell’opinione pubblica. Il fronte antifascista e resistenziale è ancora molto compatto e unitariamente fa pressione perché i processi di epurazione siano condotti a termine con severità. Nel caso le condanne siano ritenute non adeguate alla gravità dei reati contestati, gli ex partigiani assumono una posizione pubblica (…)” (pag 13, premessa) [Laurana Lajolo, ‘I ribelli di Santa Libera. Storia di un’insurrezione partigiana. Agosto 1946’ Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1995]