Antonio Labriola dedicò un intero anno accademico all’analisi delle eresie medievali

“Alle opere dello Hahn e dello Schmidt seguì la ricca serie degli studi del Dieckoff, del Preger, dello Herzog, del Comba, dello Haupt, del Muller volti a illustrare soprattutto il grande filone valdese della eresia medievale, e a caratterizzare i diversi movimenti che vi confluirono. (…) Di contro alla copiosa serie delle fonti di parte cattolica, si arricchì, in tal modo, anche lo scarso complesso delle testimonianze dirette della tradizione dottrinale eterodossa, fino allora solo in parte conosciuta e piuttosto scarsamente utilizzata, sì che, dopo circa un cinquantennio di ricerche e di studi analitici, fu possibile affrontare, con adeguati fondamenti, la storia di tutti i movimenti ereticali del Medioevo nel loro complesso, inquadrandoli nei massimi problemi della vita, del pensiero e dello spirito di quell’età. I più notevoli tentativi in questo senso possono essere indicati nelle opere di tre studiosi italiani e cioè: l’ «Eresia nel medioevo» di Felice Tocco, apparsa a Firenze nel 1884, i saggi di Gioacchino Volpe su «Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale», pubblicati tra il 1907 e il 1912, e ristampati poi in un volume dall’editore Vallecchi nel 1922, e gli studi di A. De Stefano su Arnaldo da Brescia, sugli Umiliati e sui Valdesi e altre sette, pubblicati tra il 1906 e il 1923 e raccolti pure in volume nel 1938 (‘Riformatori ed eretici del medioevo’, Ciuni, Palermo, 1938). Ma non sembra che anche in queste opere (alcune delle quali godettero di larga e indiscussa fama) i problemi fondamentali dell’eresia medievale risultino completamente chiariti. Il Tocco, prevalentemente orientato verso studi di storia della filosofia, conoscitore esperto del vasto materiale documentario delle eresie, ci ha dato il quadro, finora forse il più compiuto, del movimento ereticale del medioevo, fondando in una limpida e organica visione d’insieme i frutti degli studi e delle ricerche del trentennio che l’aveva preceduto. La sua opera, oltre a costituire un’esauriente raccolta di notizie vagliate e sicure, è anche un libro vivo, dettato da un’alta coscienza di studioso, pienamente consapevole dell’importanza del problema affrontato, della sua latitudine e della sua complessità. Senonché il Tocco, come più o meno tutti gli altri scrittori del suo secolo, non ha saputo sempre superare gli schemi dottrinali e teologici nei quali i primi controversisti cattolici fissarono, con eccessiva rigidezza, la rappresentazione delle diverse manifestazioni dell’eresia medievale, per quella naturale unilateralità e per quella tendenza al sistema che erano insite nel loro atteggiamento ideologico. Il Tocco accetta senza discussione il presupposto proprio dei teologi di tutte le fedi, secondo il quale ogni espressione di religiosità non può identificarsi che con un fatto essenzialmente intellettuale, con una dottrina, con un dogma. Da ciò deriva un certo astratto schematismo proprio della sua esposizione, che si sforza di dare sempre coerenza di concezione organica e compiuta anche ad atteggiamenti spirituali originati talvolta, più da motivi etici contingenti e da impulsi extra-razionali, che non da consapevoli esigenze di pensiero. (…) Il Volpe rappresentava, di fronte al Tocco, un temperamento di studioso e interessi del tutto diversi. Egli aveva potuto osservare come le correnti marxiste avessero posto in luce il fattore economico nelle più diverse correnti spirituali e come lo stesso Marx ed Engels avessero cercato di giungere ad una interpretazione materialistica del Cristianesimo stesso e della sua storia. In particolare poi, a Roma, il Labriola aveva tenuto dei corsi in cui aveva, da un punto di vista marxista, tracciato la storia del Cristianesimo e dei suoi movimenti spirituali, dedicando inoltre un intero anno accademico all’analisi delle eresie medievali. Si aggiunga a tutto questo la influenza dei grandi storici del diritto, che avevano così attentamente seguito il formarsi dei vari istituti giuridici dell’età feudale e comunale, mettendo in evidenza i fattori della vita politica e sociale del Medioevo italiano e si comprenderà facilmente come il Volpe appaia del tutto immune dalle tendenze del Tocco a presentare il quadro delle eresie medievali in una pura e semplice esposizioni di dottrine, ma ne colga invece, con felice intuito, gli aspetti spesso irrazionali e torbidi, gli atteggiamenti prevalentemente sentimentali ed etici, e individui con precisione i bisogni sociali e gli interessi di partito dai quali esse traevano vigore, le classi tra le quali si diffondevano più facilmente, gli ideali politici con i quali esse si accompagnavano. Certe intuizioni del Volpe sulle eresie medievali sono entrate ormai definitivamente, sia pure nella loro generica indeterminatezza, nel nostro pensiero storiografico” (pag 216-222) [Raffaello Morghen, ‘Medioevo cristiano’, Laterza, Bari, 1951]