Guerra contro i Persiani. Gli Spartani chiedono aiuto alla potente Siracusa

“Quando gli ambasciatori dei Greci giunsero a Siracusa, venuti a colloquio con lui gli dissero «Ci hanno inviato gli Spartani e i loro alleati, per chiederti di associarti a loro contro il barbaro: che esso muove all’attacco della Grecia certo tu lo sai, e sai che un Persiano, dopo aver gettato ponti sull’Ellesponto, e guidando tutte le forze dell’Oriente, si appresta dall’Asia a marciare contro la Grecia, col pretesto di muovere contro Atene, ma in realtà con l’intenzione di ridurre in suo potere tutta la Grecia. E tu, dal momento che sei molto potente e governi la Sicilia e possiedi una non piccola parte della Grecia, soccorri i liberatori della Grecia e concorri con loro a liberarla. Tutta unita infatti la Grecia può raccogliersi in grande schiera, e diveniamo allora capaci di tener testa agli invasori; se invece dei nostri alcuni tradiscono, altri non vogliono venire in aiuto e la parte sana della Grecia è piccola, ormai c’è da temere che cada tutta la Grecia. Perché non devi credere che se il Persiano, dopo averci vinto in battaglia, soggioga noi, non muoverà contro di te, e guardati invece, prima che questo succeda: soccorrendo noi, tu difendi te stesso. All’impresa ben meditata in generale suol seguir buon esito». Essi dissero questo e Gelone li investì impetuosamente parlando così: «O Greci, con arrogante discorso osaste venire ad invocarmi come alleato contro il barbaro. Ma voi, quando per il passato io vi chiesi di prender parte con me all’assalto contro il barbaro, quando io attaccai guerra coi Cartaginesi, mentre io vi scongiuravo di vendicare sugli Egestani l’uccisione di Dorieo figlio di Anassandrida, proponendovi di concorrere alla liberazione dei porti commerciali dai quali vi son venuti grandi vantaggi e utilità, non veniste né per accorrere in mio aiuto né per vendicare l’assassinio di Dorieo, e per quanto è dipeso da voi tutta queste terra potrebbe essere occupata dai barbari. Ma certamente vi è andata bene e per il meglio. Ma ora, poiché nella sua vicenda la guerra è giunta a voi, allora vi siete ricordati di Gelone. Pur avendo ricevuto da voi una offesa, io non vi imiterò, ma sono pronto ad aiutarvi fornendovi duecento triremi e ventimila opliti e duemila cavalieri e duemila arcieri e duemila frombolieri e duemila cavalleggeri, e vi prometto di fornire frumento per tutto l’esercito dei Greci fino a che avremo terminata la guerra. Ma a questa condizione io vi faccio queste promesse che duce e condottiero dei Greci contro il barbaro sarò io: ad altre condizioni né io stesso verrei né manderei altri». Udite queste parole, Siagro non poté trattenersi e parlò così: «Certo a gran voce gemerebbe il Pelopide Agamennone apprendendo che gli Spartani si son fatti strappare il comando da Gelone e dai Siracusani. Di questa proposta non parlarne più, che noi i cediamo il comando, ma se vuoi portar soccorso alla Grecia, sappi che sarai comandato dagli Spartani. Se poi non ritieni giusto lasciarti comandare, non portarci soccorso»” (pag 1309-1311) [Erodoto, ‘Storie’, Rizzoli, Milano, 2009]