“Pareto e Mosca sembrano destinati a divaricare sempre le loro posizioni al di là delle indubbie convergenze ed analogie di pensiero. Il Pareto, di fronte al fascismo che via via si afferma, assume un atteggiamento di aperto appoggio. Dino Fiorot ha con una ricca documentazione puntualizzato la posizione paretiana sia sul piano teorico che pratico ricordando la collaborazione, nel 1923, a «Gerarchia», la rivista personale di Mussolini (139). Qui compare nello stesso anno un articolo dedicato al Pareto in cui si dice che «potrebbe quasi essere definito il Carlo Marx del fascismo» anche se la definizione va presa «’cum grano salis’» e che tutta la sua opera scientifica va a contestare «la parabola dell’ascesa socialista» e, infine, che ha il merito di essere stato il «profeta» del fascismo proprio per avere svolto il proprio lavoro scientifico a sostegno ideale di «quei partiti che non rinnegano le eterne, solide basi tradizionali dell’umano consorzio: partiti e correnti spirituali di cui l’autore aveva … previsto il trionfo» (140). Quasi alla vigilia della morte dell’ormai settantacinquenne studioso questo riconoscimento ufficiale del fascismo vincitore ha un suo preciso significato. D’altronde uno dei primi atti del governo presieduto da Mussolini dopo la ‘Marcia su Roma’ è proprio la nomina di Pareto a membro della Società delle Nazioni per la riduzione degli armamenti, nomina che per motivi di salute lo studioso dovrà declinare quasi subito, il 1° marzo 1923” (pag 55-56) [Ettore E. Albertoni, ‘Gaetano Mosca. Storia di una dottrina politica. Formazione e interpretazione’, Dott. A. Giuffré editore, Milano, 1978] [(139) D. Fiorot, ‘Il realismo politico di Vilfredo Pareto. Profilo di una teoria empirica della politica’, Milano, 1969, Comunità (…); (140) Volt, ‘Uomini d’Italia: Vilfredo Pareto, in ‘Gerarchia’ (Milano), a. II, n. 5, maggio 1923, pp. 974-976. secondo il Fiorot l’autore dell’articolo è Vincenzo Fani che nell’agosto del 1923, scrive sempre in ‘Gerarchia’, l’articolo ‘Il concetto sociologico dello Stato’ che costituirebbe “un primo documento della strumentalizzazione del pensiero paretiano in chiave fascista…” (cfr. ‘Il realismo etc.’, cit, pp. 314 e 317]
