‘La più spettacolare scorreria berbera fu quella compiuta in Islanda nel 1627, quando Raykjavik venne depredata del suo pesce salato, di una grande quantità di cuoio, e di quattrocento – secondo alcune versioni, ottocento – uomini, donne e bambini. Timoniere di questa spedizione era un rinnegato danese, della flotta corsara facevano parte almeno tre rinnegati inglesi, e il comandante era un olandese, Jan Jansz (noto sotto il nome di Murad Rais), il più pittoresco tra i «nuovi Turchi» di cui si abbia qualche notizia oltre a Ward e Danziker. Jansz, che saccheggiava tutte le navi cristiane (il suo solo tributo al sentimento nazionale era rappresentato dal fatto che batteva lo stendardo del principe d’Orange negli assalti agli spagnoli), si era trasferito da Algeri a Salé con una flotta di circa diciotto navi, che si concentrarono sul commercio con le Indie Orientali e con la Guinea. Il porto era simbolicamente soggetto all’imperatore del Marocco, ma poco dopo l’arrivo di Jansz nel 1620, gli abitanti di Salé proclamarono l’indipendenza, fondando una repubblica pirata governata da un comitato di quattordici capitani rinnegati. La Repubblica di Salé venne riconosciuta e perfino corteggiata dalle potenze europee, e un console olandese, durante uno scalo a Salé nel 1640, trovò il governatore Murad Rais nel grande salone del fortificatissimo castello «seduto in pompa magna su un tappeto, circondato da cuscini di seta e servitori». Quando o come morisse, non si sa, sebbene il suo biografo, che si definisce un «maestro di scuola di Oostzaan» e si dichiara molto turbato dall’abbandono di Jansz della moglie e della famiglia ad Haarlem, concluda con l’affermazione edificante anche se vaga che «la sua fine fu molto brutta». La comunità di pirati più strana e più sinistra del Mediterraneo fu quella degli usciocchi. Con base a Segna, vicino a Fiume sull’Adriatico, e protetti da un labirinto di baie, gli abitanti di questa regione – non conquistata dai turchi – erano da secoli briganti notoriamente brutali ed elusivi. Di nome sudditi dell’Impero asburgico, erano lodati come guerrieri cristiani dal papa (che comprava da loro schiavi per le galere) nonostante passassero la maggior parte del tempo assalendo navi veneziane. Si trovavano su di un terreno sicuro, perché il fatto che i veneziani fossero cattolici non impediva agli italiani e agli spagnoli di saccheggiarli senza pietà. Teologi al servizio del viceré di Napoli per scovare scuse religiose a questi atti di pirateria, denunciavano i veneziani come eretici doppiamente infami: perché non soltanto i loro vascelli trasportavano merci musulmane ma (grazie soprattutto all’attività dei corsari napoletani, toscani e usciocchi) venivano spesso noleggiati dagli infedeli inglesi, tedeschi e olandesi. Senza mai contare più di cinquecento predoni effettivi, le flotte degli usciocchi venivano raggiunte da fuorilegge e avventurieri da ogni porto italiano, compreso quello di Venezia” (pag 174-175) [David Mitchell, ‘Pirati, bucanieri e corsari’, Sei – Società Editrice Internazionale, Torino, 1979]
Il ruolo dei rinnegati europei negli atti di pirateria del Seicento
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:20 Mag 2026
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
