“Vi sono qui tutti gli elementi possibili per comprendere come si possa parlare di una utilizzazione o traduzione delle teorie del Mosca da parte del sindacalismo rivoluzionario. Il (Sergio) Panunzio ne evidenzia soprattutto il richiamo romantico alla tradizione, la critica al principio della sovranità popolare. È possibile anche stabilire con chiarezza che il Panunzio – accentuando l’opposizione sindacato-Stato – conferma, indirettamente, la preoccupazione moschiana. Soprattutto quando sostiene che il sindacalismo «non è un fenomeno anarchico, ma un fenomeno giuridico, organizzatore, autoritario» (46), poiché esercita in pieno la propria sovranità, le proprie sanzioni penali, il proprio diritto di punire. Ieri lo Stato, oggi il sindacato, scrive il Panunzio. Ma era proprio vero che, in Italia, lo stato fosse mai stato «mito, simbolo, fede, religione, segno di sacrificio, vessillo di gloria»? L’idea che lo Stato potesse rappresentare la sintesi fra gli individui e non l’antitesi dell’individuo si era delineata ed aveva preso corpo in Italia soltanto alla fine del secolo, nelle formulazioni del Nitti, bersaglio privilegiato di Panunzio, nella riflessione teorico-giuridica di Vittorio Emanuele Orlando ma anche attraverso una parte della cultura socialista legata al modello hegelo-marxiano (47). Il Panunzio polemizza con i renaniani in Francia e con i bruniani in Italia. Antonio Labriola, nel 1900, aveva celebrato all’Università di Roma il terzo centenario della morte sul rogo di Giordano Bruno, facendone un campione dello spirito laico e scientifico, un maestro di Spinoza e di Hegel (48). Ebbene, proprio questa «religione ‘laica’ e democratica statale», rivolta a porre le basi per una repubblica fondata sulla sovranità popolare è tale – secondo il Panunzio – da «debellare le idealità rivoluzionarie e le nuove virtù eroiche e religiose del sindacalismo» (49). La distanza dal modello liberal-democratico non poteva essere espressa in termini più adeguati ai tempi: la crisi del sistema liberale era terreno di coltura per tutte le concezioni antidemocratiche ed antiriformiste avverse in questa fase ad ogni forma di statualismo. Più tardi il Panunzio, negli anni del fascismo, sostituirà l’immagine dello stato corporativo alle originarie suggestioni autonomistiche (50)” (pag 239-240) [Giovanna Cavallari, ”Gaetano Mosca e il sindacalismo rivoluzionario’, (in) Ettore A. Albertoni, a cura, Governo e governabilità nel sistema politico e giuridico di Gaetano Mosca’, Giuffrè editore, Milano, 1983] [(46) S. Panunzio, ‘Autonomia’, cit., p. 105; (47) G. Cavallari, ‘Gli élitisti rivoluzionari italiani’, in ‘Studi di filosofia, politica e diritto’, Pisa, 7. 1982; (48) A. Labriola, ‘Giordano Bruno’, in ‘Scritti filosofici e politici’, Torino, Einaudi, 1973, vol. II, p. 927 e seg.; (49) S. Panunzio, ‘Autonomia’, cit., p. 108; (50) Cfr. S. Cassese, ‘Ipotesi sulla formazione dell’ordinamento giuridico di Santi Romano’, in ‘Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno’, Firenze, 1, 1972, pp. 248-254]
