“Il riarmo tedesco e lo smantellamento senza ostacoli delle clausole di Versailles alimentarono la convinzione del Cremlino che la rivincita contro l’Occidente, contro la Francia in particolare, rimanesse l’obiettivo principale della politica estera di Hitler. Tuttavia, a partire dal 1934-1935, Mosca era preoccupata da tutta una serie di fattori. In primo luogo, la cosiddetta «sorpresa polacca» (155). Il patto di non aggressione del gennaio 1934 tra Berlino e Varsavia colse alla sprovvista il Cremlino. La diplomazia sovietica temeva che l’alleanza, nel corso della guerra civile russa, tra Parigi e Varsavia, con il sostegno allora britannico e ora pure tedesco, portasse a una riedizione del cosiddetto «cordone sanitario» intorno all’Urss (156). Nel luglio 1932, dopo laboriosi negoziati, russi e polacchi avevano firmato un trattato di non aggressione di durata più breve (tre anni contro i dieci del patto tedesco-polacco). Stalin si affrettò a rinnovarlo un anno prima della scadenza, non a caso proprio nel 1934 e fino al … 1945. In ogni caso, per lui come per Hitler, si trattava solo di un altro pezzo di carta: il Vojd denunciò l’accordo, che non gli serviva più a nulla, il 17 settembre 1939, il giorno stesso in cui le truppe sovietiche entrarono nella parte orientale della Polonia. Altra insidia all’Unione Sovietica poteva venire dal trattato navale anglo-tedesco del 1935, su cui torneremo, che esponeva a diretta minaccia il fianco russo sul Baltico. Quell’accordo sembrava la prova che gli inglesi preferivano placare il Führer piuttosto che scendere a patti con Mosca. Infine, il patto Anticomintern del novembre 1936 tra Germania e Giappone fu firmato l’anno successivo anche dall’Italia: il rischio di accerchiamento, incubo della politica estera russa ancor prima che sovietica, tornava a essere realtà. Dei tre grandi avvenimenti del 1938, non furono però l’ ‘Anschluss’ e neppure l’ormai inevitabile vittoria di Franco dopo la battaglia dell’Ebro tra i mesi di luglio e novembre a far sì che il monolito sovietico tornasse a tirar boccate sempre più nervose alla sua pipa. Il pantano spagnolo era per lui, come per Hitler e Mussolini, un conflitto per procura in cui si era impegnato senza entusiasmo e di certo non per salvare una Repubblica democratica che gli era indifferente o peggio. Gli premeva invece dimostrare l’efficacia del proprio strumento militare e di rimbalzo inaugurare all’estero i metodi di liquidazione degli avversari interni (si pensi al massacro degli anarchici a Barcellona nel maggio 1937) di cui si erano già avute molte testimonianze in Unione Sovietica. La guerra civile fu perduta, come Stalin aveva senza dubbio previsto, ma la propaganda fece il resto e il mito dell’Urss e del suo capo supremo quale portabandiera dell’antifascismo internazionale ne uscì rafforzato in tutto il mondo, perfino negli Stati Uniti” (pag 107-108) [Maurizio Serra, ‘Scacco alla pace. Monaco 1938’, Neri Pozza, Vicenza, 2024] [(155) Come la definisce Hildebrand, ‘Das vergangene Reich’, cit., pp. 542-543; (156) Cfr. I.E. Magadcev, ‘L’alliance franco-polonaise dans les estimations militaires et diplomatiques de Moscou dans les années 1920″, in ‘Guerres mondiales et conflits contemporains’, n. 298, 2022, 4, pp. 51-64]
‘Il rischio di accerchiamento, incubo della politica estera russa ancor prima che sovietica’
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:6 Feb 2025
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
