“Ma a fare il proprio dovere, il più delle volte fastidioso, volgare, ignorato, ci vuol forza di volontà, e persuasione che il dovere si deve adempiere non perché diverte o frutta, ma perché è dovere; e questa forza di volontà, questa persuasione, è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama ‘carattere’, onde, per dirla in una parola sola, il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani dotati d’alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: pur troppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gl’Italiani” (pag 10-11) (in ‘Origine e scopo dell’opera’); “Ciò mostra quanto lungamente i cristiani di nome siano rimasti pagani, e peggio, di fatto; e se si volesse esaminare anche il mondo presente partendo da quest’idea, si troverebbe forse che la civiltà cristiana a delle miglia da camminare prima di meritare il suo titolo. Esempio. Supponiamo uno di quei gran casamenti come si vedono a Genova, a otto o dieci piani, divisi in quartieri occupati da altrettante famiglie. Se vedessimo in quest’inquilini non finir mai d’inventare chiavistelli, serrami, fodere di ferro alle loro porte, e non andassero mai fuor dell’uscio né sui pianerottoli delle scale senz’avere alla mano e coltelli e stocchi e pistole; quand’anche s’invitassero a vicenda talvolta, quand’anche, incontrandosi si sprofondassero in proteste e riverenze, vorremmo dir che in questa casa la civiltà cristiana fosse giunta al suo culmine? E l’Europa d’oggi non sta forse precisamente nello stato di questa casa?” (pag 73-74); “Tutte le oppressioni, grandi o piccole, sono la rovina dei caratteri. A poco a poco m’entrò nell’animo la dissimulazione, poi la simulazione che è peggio; e dicevo bugie con discreta disinvoltura. Di questo difetto me ne corressi in appresso ed ora, da una quarantina d’anni in qua, credo d’esser stato uno degli uomini d’Europa che ha dette meno bugie; compresi gli anni nei quali fui ministro e diplomatico: mestieri nei quali è importante più che negli altri il non dirne, benché si creda precisamente l’opposto dal volgo. Ma se ne persuaderanno finalmente gli uomini, quando avranno capito che la più irresistibile delle forze è quella che vi procura la fiducia che sapeste ispirare” (pag 93); “Oh perché dunque tanti segretumi? Di qui non s’esce: o per ragazzata, per darvi importanza come i bambini a far l’altarino; o per ficcargliela al codice, e lavorare di mina sotto la casa che tutti abitiamo; o finalmente per darvi la mano ad avere buoni posti, influenze, quattrini; e perciò osteggiare e favorire, non chi è utile o dannoso al pubblico, ma chi vi contraria o v’aiuta ne’ vostri pasticci! Per questo bel guadagno, tanto valeva tenerci i gesuiti! Un paese libero non vuol misteri; ed in Italia più che altrove, a voler uscir presto dal pantano, s’ha ad aver gran riguardo a fuggire tutto ciò che conduce al simulare e ad agire nelle tenebre. Questa nostra malattia morale presenta il fenomeno medesimo di molte epidemie. Dato un paese, verbigrazia, ove sia il ‘cholera’, tutti i disordini degenerano in ‘cholera’; fra noi tutto degenera in setta” (pag 465) [Massimo D’Azeglio, ‘I miei ricordi. Edizione integra’ (1865), Adriano Salani editore, Firenze, 1922]
