La “vera” storia della matematica extraeuropea

“Le ‘cifre’ cosiddette “arabe” che usiamo per scrivere i numeri sono in realtà indiane, così come lo ‘zero’, che non era noto né ai Greci né ai Romani, ma è stato scoperto indipendentemente dai Maya. Tra parentesi, gli Indiani indicavano sia lo zero che le variabili con la parola ‘sunya’,”vuoto”, che si traduce con ‘sifr’ in arabo: da questa derivano direttamente “cifra”, e indirettamente “zero” (attraverso “zefiro”). Le cifre “arabe”, introdotte in Europa da Fibonacci da Pisa nel 1202, vi rimasero a lungo avversate: ancora alla fine del XV secolo un’ordinanza del sindaco di Francoforte cercò di impedirne l’uso ufficiale. I Babilonesi furono i primi ad assegnare valori diversi a una cifra a seconda della sua posizione: il cosiddetto ‘sistema posizionale’, che fu poi ritrovato da Cinesi, Indiani e Maya. I ‘numeri negativi’ furono introdotti, per registrare debiti, da Indiani e Cinesi: questi ultimi indicavano i numeri positivi in rosso e quelli negativi in nero, con un’associazione cromatica che si è tramandata (invertita) ai nostri giorni. L’uso della ‘virgola’ per separare le cifre decimali da quelle intere risale invece agli Arabi, seicento anni prima che Simon Stevin e John Napier la reinventassero. Si può dire che tutte le grandi aree della matematica abbiano avuto origine e sviluppi sostanziali in paesi extraeuropei: l’aritmetica, la geometria, la trigonometria, l’algebra, addirittura i calcoli combinatorio e infinitesimale! La famosa formula di risoluzione dell’ ‘equazione di secondo grado’, che tutti abbiamo imparato, era già nota ai Babilonesi. Idem per il ‘teorema di Pitagora’, che certamente porta il nome sbagliato: oltre che dai soliti Babilonesi, fu poi riscoperto indipendentemente da Indiani e Cinesi. Il ‘seno’ di un angolo fu definito agli Indiani, e si chiama così per errore: la parola araba per “mezza corda”, che traduceva correttamente l’originale indiano, ha le stesse consonanti della parola “seno” e confuse un traduttore inesperto, forse distratto dalla sinuosa curva del grafico. Altre due parole che derivano dall’arabo sono ‘algebra’ e ‘algoritmo’: la seconda è la traslitterazione del nome di al-Khwarizmi, bibliotecario del califfato di Bagdad, che scrisse il libro su ‘aj-jahr’, la tecnica degli “aggiustamenti”, dalla quale deriva la prima parola. Nel calcolo combinatorio, il famoso ‘triangolo di Pascal’ fu pubblicato in India verso il 1000 e in Cina nel 1303, con tanto di figure. Quanto al calcolo infinitesimale, trecento anni prima di Newton e Leibniz il matematico indiano Madhava aveva già ottenuto le loro famose ‘serie’ che calcolano le funzioni trigonometriche e lo sviluppo di ‘pi-greco’” (pag 159-161) [Piergiorgio Odifreddi, ‘La repubblica dei numeri’, R. Cortina editore, Milano, 2002]