“Mentre delineava questa immagine del Goethe come sublime incarnazione di umanità normale, ma nello stesso completa (insegnò «a essere anzitutto, checché si faccia, uomo intero»), il Croce attaccava spietatamente alcuni scrittori moderni, che gli apparivano quali rappresentanti di un’umanità anormale e malata: Maurice Barrès, nei cui libri non si trova l’arte, ma la retorica del turpe e dell’osceno; Paul Claudel, il cui teatro è un delirio neuropatico; Rimbaud, esempio negativo di come l’artista non possa procurarsi artificialmente una personalità mediante una vita irregolare e viziosa. Nei due ideali di Rimbaud, di una vita sciolta da ogni freno morale e di un’arte che renda immagine del caos delle sensazioni, egli scorge la duplice infermità, etica ed estetica, che travaglia molte anime del suo tempo, e alla quale pone di fronte la sanità, nel duplice senso, di Goethe. Infatti Goethe è per lui un modello insieme di autentica umanità e di classicità artistica. Ma che cosa significa «classicità» per il Croce? Il rapporto romanticismo – classicismo è uno dei temi ricorrenti e vitali del suo pensiero e reca con sé molteplici implicazioni. Nella complessa vicenda di questo rapporto si possono identificare due fasi fondamentali: quella in cui i due concetti stanno su di un medesimo piano, come simboli dei due momenti inscindibili e necessari dell’opera d’arte; e quella in cui invece si oppongono come un positivo (classicismo) a un negativo (romanticismo). (…) Donde la conseguenza critica che il Goethe del primo periodo può venir definito tanto o più classico in quanto «forza sicura di sé, che non si sforza, non va innanzi a scosse e parossismi, che porta con sé la propria moderazione e serenità». E classici saranno chiamati almeno per certe parti della loro opera, un Villon, un Baudelaire, un Maupassant. Inversamente, la categoria di romanticismo riceve un uso soltanto negativo e polemico. Romanticismo significa «squilibrio dell’arte verso l’immediata espressione delle passioni», effusione autobiografica, dispersione nei particolari. Ed è una «malattia» letteraria che ha la sua radice in una malattia morale: nello squilibrio interiore, nella disgregazione della personalità. La maggior parte della letteratura moderna, secondo il Croce, è affetta da questo morbo, che ha le sue origini appunto nell’età romantica. L’interpretazione categoriale del romanticismo, come correlativo o antitesi del classicismo, si congiunge con un’interpretazione storica del fenomeno romantico come caratteristico in maniera eminente di una determinata epoca. La sintesi più compiuta e organica del fenomeno, secondo la visione crociana è data nel terzo capitolo della ‘Storia d’Europa nel secolo decimonono’, pubblicata per la prima volta nel 1931” (pag 90-92) [Mario Puppo, ‘Il metodo e la critica di Benedetto Croce’, Mursia, Milano, 1966]
