“Non si può leggere senza un certo brivido, nell’impassibile prosa hamiltoniana, questa serena apologia del lavoro dei bambini «parecchi di essi in tenera età», di cui le pagine ben note dell’inchiesta parlamentare inglese e poi di Marx ci hanno narrato gli orrori. E in generale questa pagina viene citata per indicare in Hamilton l’inguaribile reazionario sociale, il duro e crudele rappresentante di una classe di speculatori, ben decisa a porre in schiavitù il meglio del lavoro americano. Ma chi si non si lasci prendere dalle apparenze, che sono poi il «realismo» di Hamilton e la sua implacabile sincerità, non avrà difficoltà a riconoscere che questi sentimenti, più o meno chiaramente espressi, sono comuni a Hamilton con tutta la prima dura era capitalistica; che Smith ha osservato nel fatto quel lavoro dei bambini che Hamilton invece conosceva solo di nome; che lui stesso Hamilton, anche se non nella fabbrica, aveva logorato i suoi anni infantili sui libri di conto del mercante che gli diede il primo impiego. In un certo senso, la conoscenza delle condizioni reali dell’impianto d’una civiltà industriale denota una maggiore coerenza morale di quella – allora comune – dei democratici che, proprietari di schiavi e volenterosi di «attenuarne» le condizioni di servitù, operavano sui margini del problema, senza usare né dichiararlo insolubile, né risolverlo. Nella durezza di Hamilton c’è invece un germe di qualcosa di progressivo; e questo germe è dato dalla coscienza che in America l’industria dovrà svilupparsi sugli alti salari da un lato, sull’impiego nel lavoro sociale di elementi della popolazione che in Europa sono confinati al lavoro domestico, sulla emigrazione dall’altro. Non bisogna infatti dimenticare che, mentre il lavoro infantile è giustamente considerato una delle maledizioni dell’era industriale, la partecipazione della donna al lavoro industriale e la rapida inserzione degli emigranti in una comunità sono giustamente considerati fattori di progresso (1)” (pag 353-354) [Aldo Garosci, ‘Il pensiero politico degli autori del “Federalist”, Edizioni di Comunità, Milano, 1954] [(1) Se si vuole avere l’idea di che cosa fosse questo aspetto progressivo, si legga quel che, un cinquantennio dopo il rapporto di Hamilton, scriveva di una manifattura americana prevalentemente sostenuta dal lavoro femminile, Dickens, un radicale sensibile se altri mai alla condizione morale e materiale operaia (…)]
‘Lavoro infantile’: i sentimenti del duro Hamilton erano condivisi da tutta la prima era capitalistica
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:24 Feb 2026
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
