Punto 179. “In secondo luogo affermo che il vincitore non acquista alcun potere se non su coloro che hanno effettivamente aiutato, approvato, sostenuto l’iniqua forza che è stata usata contro di lui. Infatti, il popolo non ha conferito ai suoi governanti il potere di commettere cosa iniqua, quale è una guerra ingiusta (peraltro non ha mai avuto in sé un tale potere) e, perciò, non lo si può ritenere colpevole della violenza e dell’ingiustizia commessa in una guerra iniqua, se non per quel tanto che l’abbia effettivamente favorita; non più di quanto lo si possa ritenere colpevole della violenza o dell’oppressione che i governanti volessero usare sul popolo stesso o su una parte di esso, dal momento che non è stato questo ad autorizzarli all’una o all’altra cosa. Vero è che i vincitori raramente si preoccupano di fare la distinzione e volentieri consentono che la confusione della guerra la spazzi via completamente, ma tuttavia ciò non modifica il diritto. Infatti, il potere dei vincitori sulle vite dei vinti sussiste solo in quanto questi hanno usato la forza per fare o sostenere una ingiustizia; e quindi il vincitore può avere quel potere solo su coloro che hanno concorso all’uso di quella forza, mentre tutti gli altri sono innocenti; e non ha nulla sulla popolazione di quel paese, che non gli ha arrecato alcuna offesa e non ha dunque perso il diritto alla propria vita, maggior diritto che su chiunque altro che, senza alcuna offesa o provocazione, ha vissuto in buoni rapporti con lui” (pag 311) [John Locke, ‘Il secondo trattato sul governo. Saggio concernente la vera origine, l’estensione e il fine del governo civile’, Rizzoli editore, Milano, 2009]
