Età dei Comuni: gruppi sociali in «contrasto inconciliabile di interessi»

“Prima tuttavia che gli studi sui governi signorili passino al centro dell’attività storiografica italiana, e si può dire dunque ancora per gli ultimi anni dell’Ottocento e i primi quindici del Novecento, l’attenzione continua ad essere rivolta soprattutto ai problemi della vita comunale: ad essi dedicano la loro opera i maggiori fra gli studiosi, che sono poi quelli che dànno luce e tono alla storiografia. Già s’è detto come il vecchio criterio della libertà-indipendenza non bastasse più, e come venissero ora fuori le preoccupazioni sociali, in perfetto accordo con il fermento spirituale più vivo della vita europea di fine secolo e con l’imporsi, anche sulla scena politica, del socialismo. E se il Volpe lumeggiava specialmente il periodo della formazione dei comuni e del loro consolidarsi e rimaneva quindi soprattutto nell’ambito dei secolo XI – prima metà del XIII, per il periodo di cui ci dobbiamo qui occupare (1) toccava al Salvemini dar l’avvio ad un nuova interpretazione della storia comunale. L’opera, classica, su ‘Magnati e popolani in Firenze dal 1280 al 1295’, apparsa a Firenze nel 1899, proprio sul finir del secolo che si era iniziato con l’esaltazione della libertà dei Comuni, poneva invece al centro della vicenda, almeno per il periodo di pieno sviluppo, un ben altro problema, quello dell’urto fra le classi sociali, da cui derivavano le contese politiche per l’acquisto del potere (2). E chiedendosi che cosa fossero propriamente i «magnati» e i «popolani» e ricercando, con quella sua implacabile volontà di chiarificazione, quale significato preciso e concreto avessero avuto quei due termini, passati di bocca in bocca e mai bene analizzati, anzi rimasti «come due quantità algebriche astratte», il Salvemini giungeva a riconoscere nei magnati i più ricchi proprietari di beni rurali e di case e torri in città, nel «popolo grasso», cioè nelle Arti Maggiori (l’altro protagonista delle lotte di parte in Firenze), la classe manifatturiera e commerciale, importatrice ed esportatrice, così che la contesa, rampollante dalla intima costituzione sociale dei Comuni, assumeva il significato di un «contrasto inconciliabile di interessi» fra produttori e consumatori, fra capitale immobiliare e mobiliare, e si concretava nelle questioni dell’annona, dei fitti di case e botteghe, dei tributi. Rigorosa determinazione di gruppi sociali che diventano partiti politici; gruppi ben chiusi in sé, immutabili, con propri interessi e tendenze, con programmi precisi e fissi” (pag 186-187) [Federico Chabod, ‘Scritti sul Rinascimento’, Giulio Einaudi, Torino, 1967] [(2) Che, per accordi presi con gli altri collaboratori, va alla fine del dominio svevo alla pace di Cateau-Cambrésis; (2) E si veda, del Salvemini, anche il precedente lavoro su ‘La dignità cavalleresca nel Comune di Firenze’, Firenze, 1896]