‘Tutto il mondo celtico fu immesso con la violenza e con lo sterminio nel circuito della «civiltà» romana’

“Le vicende riferite nei sette libri del ‘Bellum Gallicum’ abbracciano un arco cronologico di sette anni, dal 58 al 52 a.C. In questo breve lasso di tempo il mondo romano assiste incredulo, con impeti di entusiasmo o con malcelati impulsi di rabbia, alla sistematica sottomissione di tutta la Gallia da parte di Cesare. Dopo una breve introduzione di carattere geo-etnografico sulla regione delle Gallie, Cesare ci dice subito di essere stato costretto a prendere le armi e di averlo fatto nel pieno rispetto dei compiti assegnatigli dal senato e dal popolo di Roma. Gli Elvezi migravano allora in Gallia con il loro capo Divicone e gli Svevi, guidati da Ariovisto, già da un decennio si erano stanziati nella Gallia. Sono separatamente attaccati e sconfitti sia gli uni sia gli altri, nonostante che i primi avessero proposto un accordo non disprezzabile e che i secondi, i Germani, si fossero insediati al di là del Reno con il pieno consenso dei Romani (libro primo). Approfittando della rivalità fra i popoli gallici, sottomette poi i Belgi sempre più insofferenti dell’ingerenza romana (libro secondo), nonché, per garantirsi uno sbocco sull’Oceano, i Veneti dell’attuale Bretagna (libro terzo). Varca quindi nel 55 a.C., sia il Reno sia la Manica per intimorire i Germani e i Britanni (libro quarto). In Britannia nuovamente sbarca l’anno seguente; ma è distolto da propositi di più ampia conquista dalle prime ribellioni che si manifestano in Gallia (libro quinto). Batte quindi, in Renania, i Treviri in rivolta e attraversa per la seconda volta il Reno per assicurarsi di nuovo la sottomissione degli Svevi (libro sesto). Nel 52 a.C., mentre egli è in Italia, i Galli fanno un ultimo sforzo per riconquistare la perduta libertà, e sotto la guida del prode impetuoso Vercingetorige, il re degli Arverni, mettono a dura prova le legioni lasciate a presidiare il territorio. Finché il loro condottiero, valicate le Cevenne nel cuore dell’inverno, piomba sul teatro di guerra, dove, dopo un epico assedio della roccaforte di Alesia, sconfigge il duce nemico (libro settimo). Il quale conoscerà il triste destino di sfilare in catene, in Roma, dietro il carro trionfale del vincitore, che non gli risparmierà la vita. (…) È indiscutibile che tutto il mondo celtico fu immesso con la violenza e con lo sterminio nel circuito della «civiltà» romana». Ma lo stesso ‘Bellum Gallicum’, pure a prescindere dai conteggi sulle cifre totali dei caduti o dei massacrati, non sottace che la guerra di conquista è intrisa di sangue dei vinti, senza riguardo al sesso e all’età; come nel caso della resa di Avarico (VII 28): «Non ci fu nessuno dei nostri che cercasse di darsi al saccheggio: pieni di ira per la strage di Cenabo e per le fatiche sostenute durante l’assedio, non risparmiarono né vecchi, né donne, né fanciulli. Insomma, di tutti i difensori della città che ammontavano a circa quarantamila, solo ottocento, quelli che alle prima grida erano fuggii dalla città, arrivarono incolumi da Vercingetorige». Se non si fossero salvati con la fuga, anche gli ottocento superstiti, su quarantamila, sarebbero stati passati per le armi. Una percentuale degna del mondo moderno, in genocidi assai più efferati delle società antiche, nonostante la consapevolezza giuridica – ignota all’antichità – del reato per crimini contro l’umanità. Il comportamento di Cesare, comunque, anche in termini moderni, non è classificabile come genocidio; semmai va inquadrato nell’ottica, pur deplorevole, dei conquistatori spagnoli del nuovo mondo, come Pizarro o Cortéz. Come senza la loro conquista, altra sarebbe stata la storia del nuovo mondo, così, senza le campagne di Cesare, altra sarebbe stata la storia di Europa. Anzi, l’Europa, se il cuore pulsante, anziché romano, e quindi romano-barbarico, fosse stato celtico” ((pag 8-11) [Ettore Barelli, ‘I commentari cesariani. Un’introduzione’, in Gaio Giulio Cesare, ‘Le guerre. La guerra gallica – La guerra civile – La guerra di Alessandria – La guerra d’Africa – La guerra di Spagna’, Rizzoli, Milano, 2009]