Sorel, i sindacalisti soreliani e il passaggio nelle file fasciste dei sindacalisti rivoluzionari

“L’atteggiamento di Sorel verso il fascismo non lascia adito, d’altra parte, a molti equivoci: la sua condanna fu pressoché totale. (…) Notevolmente fuorviante, per una corretta valutazione dell’atteggiamento di Sorel verso il fascismo, e più ancora del rapporto sorelismo-fascismo, è stato per molto tempo il fenomeno rappresentato dal passaggio nelle file fasciste di un gran numero di sindacalisti rivoluzionari (28). Teorici e organizzatori, dirigenti e militanti, con poche eccezioni, andarono ad incrementare i quadri di un movimento che si poneva agli antipodi di quella concezione anticapitalistica, radicalmente rivoluzionaria e violentemente antistatale che era stata il sindacalismo soreliano, da essi condiviso, studiato e divulgato per molti anni (29). E, in questa operazione, al fine di dimostrare la loro coerenza politica, non ebbero scrupolo di coinvolgere il nome di Sorel e la sua opera, salvo attendere, prudentemente, la sua scomparsa, avvenuta nell’agosto del 1922. (…) Quasi tutti ex interventisti, i sindacalisti italiani avevano in effetti visto nell’esperienza della guerra il gran fermento capace di rinnovare gli italiani attraverso la conquista della loro unità nazionale, considerata a sua volta come garanzia dell’unità proletaria e del futuro imperialismo proletario (30); ma questo «incontro» con la nazione si rivelò, in realtà un piano inclinato che li vedrà abbandonare gradualmente i punti essenziali e caratterizzanti della dottrina originaria e il preannuncio di quella sintesi del cosiddetto «sindacalismo nazionale»” (pag 353, 359-361) [Gian Bravo Furiozzi, ‘Sorel e l’Italia’, Casa editrice D’Anna, Messina Firenze, 1975] [(28) Aderirono al fascismo, tra gli altri, Sergio Panunzio, Angelo O. Olivetti, Agostino Lanzillo, Paolo Mantica, Michele Bianchi, Edmondo Rossoni, Cesare Rossi, Sandro Giuliani, Umberto Pasella, Tullio Masotti, Paolo Orano, Dante Dini, Massimo Rocca e Ottavio Dinale. Dei più noti, solo E.C. Longobardi aderì al partito comunista; Enrico Leone rimase in disparte finché non fu colpito da follia; Alceste De Ambris emigrò in Francia; esule fu anche Arturo Labriola il quale, però, sarà protagonista di uno dei più clamorosi cedimenti al momento della guerra d’Etiopia, in cui credette di ravvisare qualcosa dell’antico «imperialismo proletario» dei sindacalisti; (29) Su questo sconcertante fenomeno, Gramsci osservò perplesso: «Sarebbe da ricercare come sia avvenuto che i vecchi sindacalisti soreliani (o quasi) a un certo punto siano divenuti semplicemente degli associazionisti o unionisti in generale. Forse il germe di questo decadimento era nella stesso Sorel, cioè un certo feticismo sindacale o economicistico» (A. Gramsci, ‘Note su Machiavelli..’, cit., p. 139). Lo Spadolini, da parte sua pone l’accento sulla mancata formazione di una classe dirigente rivoluzionaria (…); (30) Si veda in questo senso G. Spadolini, ‘La lotta sociale in Italia, cit., p. 185]