Lo storico Grundmann non vede la ‘lotta di classe’ nei movimenti ereticali medievali

“Il Grundmann ha constatato dal canto suo che nel sec. XII tutte le classi hanno «la tendenza a realizzare l’ideale cristiano fondandosi su una propria comprensione dei testi biblici», considerata dall’autore come movente della complessa problematica in questione. Grundmann vuole dimostrare che i singoli movimenti ereticali non riflettono interessi di una determinata classe, perché vi parteciparono rappresentanti di tutte le classi; questo varrebbe sia per i «viri religiosi» eretici sia per quelli religiosi ortodossi. Egli scrive: «In nessun luogo … si trovano nelle dottrine eretiche delle rivendicazioni sociali o economiche a favore delle classi inferiori, in nessuna testimonianza un ceno di “lotta di classe”. Egli inoltre dà molta importanza a un suo argomento nel quale sostiene che questi movimenti religiosi non prendevano le mosse né dalle città né dagli strati inferiori della società, ma dai monaci eremiti e dai canonici. Questi, che erano spesso di origine nobile, si facevano promotori dell’insurrezione. Ma questa obiezione non sembra rilevante: fintantoché sono escluse da ogni cultura e attività spirituale le classi inferiori e fintantoché la classe dominante possiede il monopolio assoluto della cultura – nel nostro caso questa classe è rappresentata dagli ecclesiastici – necessariamente da questa classe provengono i capi di movimenti ereticali. Questa considerazione non deve portare a negare determinate tendenze sociali nei movimenti stessi, altrimenti si dovrebbe per es. anche negare al marxismo la sua caratteristica di ideologia proletaria, poiché né Marx, né Engels, né Lenin, provenivano dalla classe operaia. Gli storici borghesi sbagliano, a nostro parere, negando l’esistenza di una lotta di classe nel passato. Essi credono che la storia si sia svolta come evoluzione più o meno armoniosa, trascurando però necessariamente le singole manifestazioni di questa lotta, la quale si svolgeva non esclusivamente mediante dichiarate ribellioni, ma nella maggior parte dei casi con una resistenza passiva, e non prendono in considerazione la reciproca osmosi della dialettica fra base e sovrastruttura, né considerano la regolamentazione dello sviluppo delle forze produttive nell’ambito della produzione feudale. Ciò non significa che l’ideologia feudale abbia avuto soltanto un ruolo negativo, anzi essa ha contribuito a rendere più solida la base. Perciò non si deve attribuire al feudalesimo quella ideologia reazionaria del papato del tardo Medioevo. La questione sociale del cristianesimo era già determinata sin dai suoi inizi. L’opposizione fra la dogmatica dottrina della Chiesa e il Vangelo si trascina attraverso i secoli. Sotto questo aspetto doveva quindi già rappresentare un elemento rivoluzionario il richiamo alle dottrine del primo cristianesimo. (…). Parlando in termini più chiari si potrebbe dire che nel sec. XIII e XIV i desideri e le speranze di una buona parte della popolazione appartenente a tutte le classi potevano, o meglio dovevano esprimersi mediante pretesti religiosi, poiché non esisteva ancora un’ideologia secolare e laica (…). Se è vero che a queste correnti ereticali e ortodosse parteciparono dei nobili, chierici, borghesi e contadini, non si deve dimenticare che il cristianesimo e l’eresia sin dagli inizi era strutturati in modo bipolare e che esistevano anche personalità che non incitavano alla rivolta, ma piuttosto alla tolleranza. (…). D’altra parte tanto le concezioni gnostiche che quelle valdesi non contengono elementi rivoluzionari, per non parlare dei movimenti cattolici tipicamente pietistici che erano tutt’altro che rigorosi. Per queste ragioni l’eresia era facilmente portata ad attutire le lotte di classe, con l’esclusione dei casi in cui questi movimenti furono radicalizzati dalle proteste vivaci degli oppressi. Il loro aspetto positivo consiste in fondo nel fatto che «lasciarono sentire la voce degli sfruttati» (A.L. Kac, 1955). (…) La Chiesa e lo Stato si unirono contro questo pericolo: l’inquisizione cominciò a funzionare più ordinatamente: gli imperatori Federico I e Federico II minacciarono gli eretici di metterli al bando e di perseguitarli. Si organizzarono tra l’altro delle confraternite cattoliche, le quali nel loro aspetto esterno assomigliavano molto agli eretici come fu nel caso degli umiliati lombardi. (…) Tutti questi provvedimenti, il terrore e la propaganda ortodossa contro gli eretici ebbero poco successo. Il richiamo alle virtù del Vangelo, povertà, il lavoro manuale e la predicazione apostolica, erano già diventate le massime correnti del tempo. Non era sufficiente che la Chiesa accogliesse questi elementi in modo superficiale ed esteriore: il popolo richiese una più intima interpretazione del Vangelo e una realizzazione radicale dello stesso come quella dei valdesi o dei catari. In questa atmosfera agitata si affermò una corrente escatologica, il cui maggiore rappresentante fu Gioacchino da Fiore (20)” (pag 192-195) [E. Werner e M. Erbastösser, ‘Movimenti socio-religiosi nel Medioevo’, (in) ‘L’eresia medievale’, a cura di Osvaldo Capitani, Il Mulino, Bologna, 1971]