La dura lotta dei lavoratori tessili, in gran parte italiani, negli Stati Uniti del primo Novecento

“Gli operai dei grandi calzaturifici erano pur essi in sciopero e poiché il 75% era composto da Italiani si aveva buon gioco nel minacciarli di non riassumerli al lavoro per la loro qualità di stranieri. Si cercava di fomentare pregiudizi di razza tra gli stessi operai, e si diceva che la causa dello sciopero e del prolungamento della lotta fosse da ricercarsi nella presenza e nella preponderanza dei nostri connazionali. Eppure – scriveva ‘Il Giornale Italiano’ di New York il 14 aprile – nel momento dell’assunzione non veniva chiesta né la fede di nascita né la cittadinanza e sapere se un nuovo operaio era italiano interessava per pagarlo meno. «Ora che i lavoratori sono in piedi per ottenere miglioramenti tirano fuori la storiella degli stranieri turbolenti e degli Italiani proclivi al bolscevismo». I magistrati davanti ai quali venivano condotti gli scioperanti arrestati su una linea di picchetto chiedevano per prima cosa: “Siete americano? Da quanto tempo siete in America?”. Forse – osservava il ‘Giornale’ – la propaganda dei padroni aveva ottenuto il suo effetto sull’animo dei giudici e vi era ragione di temere che le loro sentenze potessero essere informate a un preconcetto contro gli stranieri (15). Ciò era ancor più pericoloso degli atti di violenza contro connazionali, che pure venivano commessi. L’inviato del ‘New York Call’ e rappresentante dell’ ‘Amalgamated Clothing of Workers of America’, Nino Capraro, sfuggì miracolosamente al linciaggio a Lawrence, nel Massachussetts, dove da tre mesi 50 mila operai tessili avevano abbandonato il lavoro. Di questi 35.000 «condotti coi soliti sistemi e imbevuti del solito principio avverso agli stranieri» erano tornati nelle fabbriche, ma 15.000, italiani in maggioranza, resistevano impavidi (16). Questo ed altri episodi consimili facevano sì che la stampa americana si sforzasse di stabilire un rapporto non occasionale tra le lotte sindacali, gli Italiani, la mano nera e l’anarco-sindacalismo degli ‘Industrial Workers of the World’, apertamente perseguitati, praticamente posti fuori legge (17)” (pag 332-333) [Grazia Dore, ‘La democrazia italiana e l’emigrazione in America’, Morcelliana, Brescia, 1964] [(15) ‘Il Giornale Italiano’, New York, 14 aprile 1919; (16) ‘Nel campo di lavoro’, in ‘Il Giornale Italiano’, 8 maggio 1919; (17) “L’Araldo Italiano”, 17 luglio 1919]