“Il lettore odierno, sulla scorta di Furet e/o di qualcuno dei suoi emuli, potrebbe essere colpito dalla caratterizzazione constantiana del Terrore come sistema di governo, caratterizzazione affiorante almeno una volta nel testo (30). Naturalmente, in spunti come questo non si può certo leggere una tematizzazione del totalitarismo, tematizzazione che ne anticiperebbe di un secolo l’apparizione: dopotutto, nonostante le tante letture del Novantatre operate ‘à rebours’, a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre, è difficile vedere nel regime instaurato dal Comitato di salute pubblica qualcosa di più e di diverso da un tentativo di canalizzare la violenza popolare, dandole degli obiettivi e anche dei limiti. È vero però che la caratterizzazione constantiana del Terrore rompe consapevolmente con l’opinione comune dei contemporanei, che lo consideravano alla stregua di una parentesi di ‘anarchie’. Proprio con quest’opera di Constant, in effetti, si affaccia per la prima volta l’ipotesi che il Terrore sia stato qualcosa di diverso: qualcosa che ha a che fare con lo Stato, piuttosto che con la sua negazione. La tesi che quello terroristico sia in realtà un governo come tutti gli altri – anzi, il governo più forte che abbia mai retto la Francia – sarà formulata, espressamente dalla Madame de Staël delle postume ‘Considérations sur la Révolution française’ (31). Ma già nei constantiani ‘Principes de politique applicables à tous les gouvernements’, terminati almeno nel 1806, si trova un lungo passo sul Terrore, e una sua assimilazione al dispotismo monarchico, che vale la pena di riportare per intero. Dopo aver qualificato l’ ‘anarchie’ (rivoluzionaria) e il ‘despotisme’ (d”ancien régime’) come le due forme di governo essenzialmente illegittime, Constant prosegue così: «D’altra parte, non so se questa distinzione, spesso ripetuta a favore del dispotismo, corrisponda alla realtà. Tra dispotismi e anarchia vi sono più somiglianze di quel che si pensi. Ai nostri giorni si è chiamato anarchia, cioè assenza di governo, il governo più dispotico che sia mai esistito sulla terra (…). Ma ciò equivale ad abusare dei termini. Il governo rivoluzionario non era certo un’assenza di governo (…). Tutto ciò era esecrabile, ma nient’affatto anarchico. Non è affatto per mancanza di governo che la Francia è stata sgozzata dai suoi boia: al contrario, essa è stata sgozzata perché dei boia la governavano. Non vi era dunque assenza di governo, ma presenza continua e onnipresente di un governo atroce» (32)” (pag XXIII-XXIV, introduzione di Mauro Barberis, (in) ‘Ordine e libertà’, di Adrien Lezay-Marnésia e Benjamin Constant, a cura di M. Barberis, La Rosa editrice, Torino, 1995] [(31) Cfr. A.L.G. De Staël, ‘Considérations sur la Révolution française’ (1818), a cura di J. Godechot, Tallandier, Paris, 1983, p. 205: «è a torto che si qualifica questo governo come anarchico. Mai un’autorità più forte aveva regnato sulla Francia»; (32) B. Constant, ‘Principles de politique’, cit., pp. 23-24]
