“La presenza di «Weimar» nei corsi e nelle coscienze dei nostri insegnanti si spiegava probabilmente per via del magistero intellettuale che il materialismo storico aveva esercitato nelle aule universitarie durante i loro anni di formazione. Un professore delle medie a Martigues doveva avere avuto come insegnanti Michel Vovelle o Maurice Agulhon ad Aix-en Provence, oppure Emmanuel Le Roy Ladurie a Montpellier. Si era formata una storia politica basata sulla storia sociale, aveva appreso l’importanza dell’economia, meditato sulle conseguenze che a partire dalla sfera finanziaria smuovono quella produttiva, devastano il mondo sociale e portano a disastri politici. Aveva letto e riflettuto su questo ‘ground zero’ della coscienza storica e politica della sinistra europea, che tutti i teorici politici, tutti i filosofi e sociologi e tutti gli storici avevano affrontato prima o poi, poco importava che fossero comunisti o socialisti, stalinisti o trockisti, membri di un sindacato o di un altro, statalisti o fautori dell’autogestione… Perché, accanto alla scuola e all’università, c’erano altre scuole e università, quelle dei movimenti politici di sinistra dove si imparava, dibattendo sulla Germania del 1918-1919, quali erano le differenze di sfumatura tra consiliarismo e autogestione, dove si commentavano gli scambi di convenevoli tra «social-fascisti» e «hitlero-trockisti». Il periodo 1929-33/34 ha rivestito ovunque un’importanza fondamentale: rappresentava il trauma originario che aveva visto la sinistra più antica, più potente e meglio strutturata del mondo, ma anche la più prestigiosa, perché era quella dei teorici e dei padri fondatori (Marx, Engels, Bebel, Bernstein…), quella delle stelle cadenti e dei geni (Rosa Luxemburg), quella delle conquiste sociali del 1918 (la giornata lavorativa di otto ore, gli accordi aziendali e la rappresentatività sindacale, un suffragio realmente universale, con il voto delle donne…), spazzata via in poche settimane dalla violenza metodica del movimento nazista, che sapeva parlare alla pancia e alla testa, coniugare la furia dei suoi sgherri, i subalterni delle SA assetati di «sporchi» rossi, socialisti ed ebrei, con la pianificazione acribiosa, accurata ed esperta dei suoi giuristi che, di decreto in decreto legge, decostruivano meticolosamente l’intero edificio dello stato di diritto. La tragica storia di questa democrazia distrutta dai propri nemici interni (la destra nazionalista, i grandi industriali e i ruralisti, i militari, l’estrema destra – tutte categorie biasimate senza nessuno scrupolo, in quanto rappresentavano l’«arretratezza asiatica» o quasi di una Germania fatta di foreste e di fucine, di servaggio e di cannoni) toccava chiunque perché, al di là della presunta specificità tedesca, quella del ‘Sonderweg’, conteneva una sorta di modello e di parabola che parlava a tutti: alla sinistra di certo, poiché era stata, insieme con la democrazia, la prima vittima dei nazisti, ma anche ai liberali e alla destra in generale. Così come un insegnante di sinistra poteva trarre dalla storia di Weimar una specie di modello generalizzabile e predittivo, il suo collega di destra vi vedeva la lezione, liberale, che una crisi economica impartisce: la crisi genera la miseria, che alimenta gli «estremi», nella fattispecie una sinistra comunista che si era opposta tanto alla democrazia borghese quanto all’estrema destra, e un movimento nazista che si era imposto per fondare una dittatura e fomentare la guerra” (pag 10-11) (introduzione, in ‘Gli irresponsabili. Chi ha portato Hitler al potere?’, di Johann Chapoutot, Einaudi, Torino, 2025]
La tragica storia di Weimar affrontata, nei decenni, da teorici politici, filosofi, sociologi, storici …
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:3 Lug 2026
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
