‘I tedeschi avevano imparato tutto dalla prima guerra mondiale, salvo una cosa: la politica’

“Tocchiamo qui un altro punto che viene in luce da questi documenti (a). L’impostazione cioè fondamentalmente limitata, piuttosto classica, prevalentemente continentale, della guerra condotta dalla Germania. La Germania si muoveva ancora in questo periodo secondo lo schema di base al quale era entrata in guerra: alterare cioè il vecchio equilibrio dominato dalle grandi democrazie e creare un nuovo equilibrio che consacrasse la supremazia tedesca. La Germania non pensava né al dominio mondiale né a una guerra lunga. Nei confronti del Giappone esisteva a Berlino una forte diffidenza. I diplomatici tedeschi accreditati presso Chiang-Kai-Shek ammonivano il loro Governo a non abbandonare le posizioni cinesi per correre dietro una fantomatica e non proficua alleanza con l’Impero del Sol Levante. Nel Medio Oriente malgrado le dichiarazioni altisonanti – sul problema dell’indipendenza degli arabi – la Wilhelmstrasse era di manica ancora più corta di Palazzo Chigi. Hitler temeva in fondo il crollo dell’Impero inglese, e avrebbe voluto invadere e mettere in ginocchio l’Inghilterra, per poi però conservarla , sia pure scavando un fossato incolmabile tra essa e la Francia. Ma il dittatore tedesco, sia per isolare Churchill nel suo paese, che, soprattutto, per garantire un ordine mondiale che altrimenti sarebbe precipitato nel caos, non voleva la distruzione totale della Gran Bretagna. Nei confronti dell’America, la tesi tedesca sosteneva la opportunità di respingerla nell’emisfero americano, ridimensionandola mediante un’alterazione dei rapporti tra l’Asse e l’America Latina. La base della politica di Roma e di Berlino puntava sull’isolazionismo americano, sulle capacità dell’opposizione repubblicana a Roosevelt e persino – per quanto fantastico ciò potesse apparire – sulle origini tedesche del candidato repubblicano Wilkie. È, anzi, questa, la tragica contraddizione in cui si dibatté la Germania, e che doveva portarla alla rovina. I tedeschi avevano imparato tutto dalla prima guerra mondiale, salvo che una cosa: la politica. Il conflitto andò allargandosi infatti secondo una logica che era l’opposto di quella prevista dai politici e dai diplomatici nazisti. Il mondo, a mano a mano che la Germania veniva obbligata dalle circostanze ad acquistare sempre nuovi pegni e a tuffarsi in più ampie avventure, si andava unendo contro il Reich” (pag 21-22) [Vittorio Fontanesi, ‘L’Europa tra la morte e la vita. Giugno-ottobre 1940’, Nuova Antologia, Roma, n. 1985, maggio 1966] [(a) ‘I documenti diplomatici italiani, nona serie 1939-1943’, vol. V (11 giugno-28 ottobre 1940), con una avvertenza di Mario Toscano, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, Roma, 1965]