I consigli di Cicerone sui rapporti tra Cesare e Pompeo

Marco Cicerone saluta Aulo Cecina (Roma, forse ottobre 46): “(..) Dopo essere stato mandato in esilio da quanti credevano che la repubblica non potesse cadere finché io fossi rimasto in piedi (1), ricordo che passavano a trovarmi molti di ritorno dall’Asia, dove allora ti trovavi, e mi riferivano che tu andavi dicendo con sicurezza che il mio rientro a Roma sarebbe stato glorioso e rapido. Se quella straordinaria tecnica del sapere degli Etruschi che tu hai appreso da tuo padre, personaggio illustre ed eccellente, non ti ha mai ingannato, nemmeno la mia capacità di prevedere il futuro lo farà mai. E io sono riuscito a conquistarla non solo grazie alle esortazioni e agli insegnamenti dei più grandi filosofi e a un intensissimo studio teorico, come tu ben sai, ma anche grazie alla mia grande esperienza nel trattare le questioni politiche e alle alterne vicende della mia carriera. Se ora faccio tanto affidamento su di essa è perché questa mia capacità profetica non mi ha mai ingannato nemmeno una volta in queste circostanze così confuse e caotiche. Citerei anche le mie passate predizioni, se non temessi di dar l’impressione di uno che fa profezie a posteriori, alla luce degli eventi. Comunque ci sono moltissime persone che possono testimoniare che all’inizio avevo consigliato a Pompeo di non allearsi con Cesare, in seguito di non rompere l’alleanza con lui (2). Vedevo bene che la loro alleanza indeboliva il potere del senato, mentre la loro separazione significava guerra civile. I miei rapporti con Cesare erano molto stretti e d’altra parte stimavo moltissimo Pompeo; ma i miei consigli non erano solo leali nei riguardi di Pompeo, ma anche utili a entrambi” (pag 569-571) [Marco Tullio Cicerone, Lettere ai familiari, volume primo, Rizzoli, Milano, 2009, a cura di Alberto Cavarzere] [(1) Clodio e i triumviri, che temevano di non poter attuare la loro politica rivoluzionaria finché Cicerone fosse rimasto a Roma in una posizione di preminenza; (2) Nel resoconto che Cicerone fa della condotta da lui tenuta nel corso della guerra civile e prima del suo scoppio, è evidente una certa deformazione della realtà storica. Ad esempio nel 53-52 Cicerone, contrariamente a quanto afferma in questo punto, non era affatto contrario ad un riavvicinamento di Pompeo agli ottimati (cfr. Cit., fam., 2,8,2, e Att. 5.7)] [‘Gli ottimati (in latino optimates, “i migliori”) costituivano la fazione conservatrice e aristocratica del Senato romano durante la tarda Repubblica. Difensori strenui dei privilegi della classe senatoriale, si opposero fermamente all’ascesa di leader populisti (populares) e di capi militari carismatici che minacciavano la centralità dell’assemblea’ (f. wikip)]