“Il principio dello studio della storia in stretta relazione con la realtà presente trova applicazione nelle delficine ‘Memorie storiche della Repubblica di San Marino’ del 1804. Nonostante, infatti, l’Autore dichiari, nelle battute iniziali della prefazione, di non essere «nell’opinione di coloro i quali riguardano la storia come maestra della vita e dispensatrice della civile sapienza» per il fatto di mostrare «sempre scarsi gli annali della virtù in confronto dei voluminosi giornali del vizio e dell’orrore» (24), in realtà, poi, egli si abbandona ad una indagine sulle ragioni per cui un piccolo stato come San Marino sia riuscito a conservare intatta nei secoli la sua indipendenza ed abbia «felicemente adombrato un tipo dei veramente umani governi» (25). La conoscenza storica della piccola repubblica serve così a mostrare la possibilità reale, non utopistica, per la specie umana, di dar vita a nuove forme di associazione più adatte e convenienti ai civili bisogni (26). Nel caso dello scrittore abruzzese, il richiamo alla storia è strettamente connesso al ricordo delle tormentate vicende che sconvolsero il Regno di Napoli e l’Abruzzo in particolare sullo scorcio del diciottesimo secolo. Esposto alla reazione borbonica in seguito ai contraccolpi della Rivoluzione francese nel Regno, Delfico subisce l’arresto, assieme alla sua famiglia, nel settembre del 1798, per presunta cospirazione antimonarchica (27). Liberato l’11 dicembre di quell’anno dall’arrivo a Teramo delle truppe francesi, ricopre diverse cariche nella nuova amministrazione ma, caduta la Repubblica Partenopea, è costretto a lasciare l’Abruzzo e a rifugiarsi a San Marino (28). Qui, fuori dalla vita politica attiva, ha modo di riflettere sulla drammatica crisi della fine del secolo, sulla sua manifestazione immatura ed intempestiva e sull’illusione che uno stesso modello di associazione civile possa essere esteso (indifferentemente) a tutto l’universo (29). Di fronte a questa realtà sconfortante lo studio «dei fatti permanenti o conservati nella storia» diventa «interessante» in quanto esso può dare la conferma della possibilità di costituire forme e modi civili più umani (30). Questo uso della storia appare quanto meno strano in un pensatore solitamente collocato dalla storiografia neo-idealistica e gentiliana tra gli esponenti più rappresentativi dell’ ‘antistoricismo’ italiano (31). Il testo in cui Delfico affronta il problema storico in tutta la sua interezza ed estensione è ‘Pensieri su l’istoria e sull’incertezza ed inutilità della medesima’, che usciti a Forlì nel 1808, vedono in poco tempo due edizioni (32)” [Gabriele Carletti, ‘Concezione della storia e funzione della storiografia in Delfico. Per una rilettura dell’antistoricismo dell’illuminismo meridionale’, ‘Trimestre’, n. 1-2, Pescara, 1984] [(24) M. Delfico, ”Memorie storiche della Repubblica di San Marino’, in Opere complete, cit., vol. I, p. 249; (25) Ivi, p. 250. L’espressione «Governi umani» Delfico la riprende da Vico che l’aveva usata per designare lo stadio, il terzo, dopo quello dei governi «divini» e dei sovrani «eroici», al quale l’umanità giunge nella fase della sua completa maturità. Cfr. Giambattista Vico, ‘Scienza nuova seconda’, Napoli, 1744, tomo II, libro IV, p. 417; (26) Sulla tendenza della storiografia illuministica italiana di rivolgersi alla storia per trarne una lezione valida per il presente si veda Pietro Rossi, ‘L’illuminismo e il mondo storico’, in ‘Nuove questioni di Storia moderna’, Milano, 1964, vol. II., pp. 1285-1341; (27) Nella reazione borbonica che si scatena nel Regno intorno al 1791 «esposti più di ogni altro – scrive il Colletta – all’ira del governo ed alla trame delle spie erano i dotti ed i sapienti, per la fallace opinione che il rivolgimento francese fosse opera della filosofia e dei libri, più che de’ bisogni e del secolo (…). I libri del Filangieri furono sbanditi, e in Sicilia bruciati: il Pagano, il Cirillo, il Delfico, il Conforti erano mal visti e spiati (…)» (Pietro Colletta, ‘Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825’, Capolago, 1834, tomo I, lib. III, pp. 254-255) (…); (28) Con i Francesi Delfico giunge ai gradi più alti dell’amministrazione (…); (29) Secondo Garosci la delusione per gli eventi rivoluzionari produsse su Delfico «una crisi; che si tradusse in una sorta di protesta contro l’andamento della politica, contro la politica delle rivoluzioni e dei grandi stati, e in definitiva contro la storia» (Aldo Garosci, ‘San Marino, Mito e storiografia tra i libertini e il Carducci’, Milano, 1967, p. 181); (30) M. Delfico, ‘Memorie storiche…’; (31) G. Gentile, ‘Dal Genovesi al Galluppi, cit., soprattutto pp. 46-55) (…); (32) Il libro – il cui titolo originale era ‘Esame della Storia, e dei casi suoi vantati pregi’ – vede la luce due anni dopo che Delfico l’aveva consegnato alla stamperia Dipartimentale Roveri e Casali. (…)]
