L’intervento in guerra e il pieno allineamento del movimento cattolico e del clero (1914)

“Venuto il momento dell’entrata in guerra dell’Italia, anche il clero torinese non deluse le aspettative del potere civile. Esso si manifestò pienamente compreso dei propri doveri verso la nazione in guerra. Che le autorità civili non avessero motivo di lamentela nei confronti del clero è dato ricavarlo dai rapporti della Procura Generale al Ministero di Grazia e Giustizia in primo luogo. Nei suoi rapporti la Procura Generale del Re segnalava costantemente la lealtà del clero verso le istituzioni. Pochi giorni prima dell’ingresso in guerra, la Procura così descriveva la situazione: «Per quanto abbastanza attiva sia l’azione politica che normalmente spiega il Clero in questo Distretto, tuttavia i dipendenti Procuratori del Re assicurano che nessun membro del Culto cattolico o protestante eccitò , durante lo scorso quadrimestre, alla disubbidienza alle leggi o al disprezzo verso le patrie istituzioni. Il Clero, anzi, in genere, fu ossequiente alle leggi stesse…» (87). Di analogo tenore erano state le precedenti relazioni relative al 2° e al 3° quadrimestre 1914. In questa ultima, inoltre, si segnalava la «non aggressività» della stampa clericale (88). L’organo ufficiale dell’Associazione del clero, in un articolo di apertura su ‘La nobile missione del Clero durante la guerra’, pubblicata nel numero di maggio, rivolse le seguenti direttive ai sacerdoti dell’archidiocesi torinese e del Piemonte. Anzitutto: è necessario essere nello stesso tempo preti e italiani; è tempo di cessare ogni discussione circa l’opportunità o meno della guerra. (…) In secondo luogo, il clero deve collaborare alla vittoria dell’esercito per mezzo della sua influenza spirituale. La sconfitta sarebbe portatrice di caos. (…) I tempi in cui l’erezione di un monumento al sovversivo Mazzini avevano suscitato una tempesta di protesta da parte dei cattolici torinesi, erano passati, spiritualmente e politicamente lontani. Gli accenti più fervidi andarono alla Casa Savoia. (…) L’inserimento dei cattolici nella vita dello Stato a Torino come altrove fu il 24 maggio un fatto definitivamente compiuto e ormai irreversibile. Esso costituì il prologo dell”Appello’ «a tutti gli uomini liberi e forti» del 18 gennaio 1919″ (pag 291-294) [Massimo L. Salvadori, ‘Il movimento cattolico a Torino, 1911-1915’, G. Giappichelli, Torino, 1969] [(87) ACS, Min. Int., Dir. Gen., Affari di culto 1819-1945, serie I, busta 2, fasc. I, 1915, Relazione sull’azione politica del clero durante il primo quadriennio 1915, in data 21 maggio 1915; (88) ACS, Min. Int., Dir. Gen., Affari di culto 1819-1945, serie I, busta 2, fasc. I, 1914, Relazioni in data 19 settembre 1914 e 22 gennaio 1915]