“La guerra popolare spagnola, oltre ad aver ricoperto un ruolo importante nella lotta degli europei contro Napoleone, è degna di una menzione particolare per il fatto che ci tramandò il termine «guerriglia», usato precedentemente in Spagna nel senso di «scorreria» e che assunse poi, nell’uso linguistico generale, il significato di «guerra minore» o «partigiana», e «guerrigliero» quello di «combattente partigiano». (…) Ma il grande incendio che doveva alla fine scacciare i francesi dalla Spagna si accese a Madrid con la rivolta del 2 maggio. (…) Alla sera l’insurrezione fu dominata e le strade della città erano disseminate di cadaveri: soldati e civili, uomini, donne, bambini – circa 500 morti da parte spagnola e 150 da parte francese. Il giorno dopo le esecuzioni continuarono e la riproduzione di queste, dipinta da Goya nel suo famoso quadro ‘Tres de Mayo’ con lo spagnolo in camicia, in piedi davanti ai fucili, le braccia tese in un gesto di rabbia, la colonna delle vittime che arriva, il soldati che spianano le armi, un solo lanternone che illumina la scena, è un tragico capolavoro. La repressione della rivolta di Madrid non segnò la fine dell’insurrezione. Attacchi furono lanciati contro le forze d’occupazione in tutto il paese e numerose «juntas» (comitati di resistenza) locali incominciarono ad operare il 25 maggio, l’Assemblea delle provincie delle Asturie prese la direzione della rivolta e dichiarò guerra a Napoleone. In settembre venne costituita ad Aranjuez una «Junta Central», ma dopo una disastrosa sconfitta alla battaglia di Ocaña, nel novembre dell’anno seguente, si sciolse e fuggì per essere sostituita da una «Reggenza dei Cinque». Nei primi anni gli spagnoli tentarono di basare la loro guerra di liberazione attorno all’esercito regolare, confortati anche dallo sbarco in Portogallo, il 1° agosto 1808, di un corpo di spedizione inglese di 15.000 uomini agli ordini di sir Arthur Wellesley (il futuro duca di Wellington). Nel luglio 1808, i regolari spagnoli ottennero una netta vittoria nella battaglia di Bailen, ma il loro successo fu in gran parte attribuibile alla scadente qualità delle truppe francesi. I capi spagnoli, tuttavia non riconobbero questo fatto e Bailen creò una tendenza verso le battaglie campali ed un’immeritata fiducia nelle capacità dei loro soldati regolari che subirono una disfatta dopo l’altra, in particolare ad Ocaña e Medellin, nel marzo 1809. Finché le truppe regolari ebbero la meglio, la guerriglia restò limitata ad una parte di secondo piano, ma quando fu chiaro che gli eserciti francesi avevano ottenuto il sopravvento nella guerra campale, il popolo spagnolo diede inizio alla «guerra totale» e nei ranghi dei guerriglieri affluirono uomini e donne di tutte le condizioni sociali: contadini, preti, ufficiali e soldati già appartenenti all’esercito, avvocati, poliziotti, doganieri ed anche veri banditi; in complesso però prevalsero gli appartenenti alla popolazione rurale. Contemporaneamente, molti esponenti della resistenza spagnola, diffidando della spontaneità anarchica del movimento di guerriglia, fecero grandi sforzi per organizzarlo su linee più regolari. Già nel dicembre 1808, la Junta Central emanò un ordine al fine di regolarizzare la lotta di guerriglia. (…) (pag 66-68) [Ezio Cecchini, ‘Storia della guerriglia. Dall’antichità all’era nucleare’, Mursia, Milano, 1990]
1808: l’insurrezione e la resistenza spagnola contro l’occupazione francese
- Autore dell'articolo:Gianfranco Bozzano
- Articolo pubblicato:29 Gen 2026
- Categoria dell'articolo:ISC NEWS
