Il regime triumvirale: i due uomini politici, che davano le maggiori preoccupazioni erano Cicerone e Catone

“Gli antichi il «regime» lo chiamavano regno o tirannia ma la differenza di significato tra queste parole, se la riferiamo alla situazione di cui stiamo parlando, è addirittura impercettibile. Varrone aveva inventato il neologismo «tricaranus», il mostro a tre teste, per indicare quello che a lui sembrava un turpe e criminale sodalizio. Un parente di Catone aveva definito Pompeo «Dictator privatus» cioè un dittatore di fatto, senza incarico magistratuale formale. Altri ancora, alludendo ai trascorsi omosessuali di Cesare, identificavano Pompeo come il re e Cesare come la rispettiva regina. Non si sa quale parte avesse Crasso in questa combinazione nuziale. Specializzato in trovate satiriche era diventato Bibulo il quale si vendicava delle sue amarezze inventando frizzi, battute e calunnie di ogni genere tanto che Cicerone lo aveva ribattezzato «Archiloco». A teatro poi le allusioni contro i triumviri scatenavano applausi scroscianti ed interminabili. Insomma l’opinione pubblica romana, per lo meno quella che si formava intorno all’attività di governo del Senato, era contraria a questi nuovi padroni. In questo contesto non conveniva né a Pompeo né a Crasso esporsi al rischio di far sembrare la loro nuova candidatura come una provocazione. Anche perché il metodo di agire per interposta persona non solo non riduceva l’efficacia dei provvedimenti che si intendevano adottare ma permetteva di scaricare, almeno in parte, su altri il malumore che provocavano. L’importante per i triumviri non era di occupare in proprio le cariche governative ma di farsi sostituire da gente di fiducia e soprattutto di garantirsi contro l’azione di avversari pericolosi e autorevoli. I due uomini politici, che, sotto quest’ultimo profilo, davano le maggiori preoccupazioni erano Cicerone e Catone. Il loro prestigio e la loro influenza pesavano nella politica romana, i loro interventi potevano condizionare l’esito delle votazioni assembleari sia nel concilium plebis sia in Senato. Bisognava perciò impedirgli di nuocere e fu per ottenere questo scopo che i triumviri sciolsero il mastino più arrabbiato della loro muta, quella specie di terrorista avant lettre che era Clodio. Per la verità Cesare in precedenza aveva tentato di neutralizzare Cicerone offrendogli un incarico importante nel suo staff di proconsole, sapendo benissimo che la sua proposta non sarebbe stata accettata perché, per Cicerone, sottomettersi a Cesare divenendo un suo luogotenente, avrebbe avuto il valore di un suicidio politico. Contrariamente a tutti gli altri concittadini della sua epoca, l’oratore non ambiva alla gloria militare. (…) Cicerone era soprattutto un grande parlamentare e poteva respirare a suo agio soltanto nell’atmosfera carica di tensioni del Foro e della Curia” (pag 152-154) [Giuseppe Antonelli, ‘Pompeo’, Edizione Il Giornale, Milano, 2004]