“Il profondo rancore antipadronale che covava nelle popolazioni rurali prese poi forma, nelle settimane che precedettero la restaurazione del potere asburgico, nelle grida generalizzate di «viva gli austriaci!», «viva Radetzky!», spia di un atteggiamento che era così tratteggiato con grande efficacia in una relazione relativa al basso Varesotto inviata alle autorità milanesi il 21 luglio (1848): «Ora (…)in taluni si va svolgendo una specie di simpatia per l’Austriaco, e ciò che è peggio si è che la parola da costoro proclamata nelle piazze, nei convegni, nelle bettole trova facile accoglienza nelle turbe ignoranti e mal disposte. Non è nuovo udire “viva i tedeschi”, né straordinario “porci di signori, potevano lasciare le cose come erano senza tribolare tanto il mondo”, oppure “li ammazzasse tutti questi signori il Radetzky, che ci darebbe in dono le loro terre”, ed altri “ci faranno ammazzare codesti signori dai tedeschi per comandare essi”, ed ancora “siamo ben stolti a farci ammazzare pei signori che sono carbonari, ed hanno fatto abbassare il prezzo della galetta”. Codeste espressioni (…) sono della più alta significanza perché accennano a principi comunistici, antisociali, innazionali, dissolventi. Guai se prevalessero in modo nelle moltitudini da armarne il braccio in questi decisivi momenti (…). A Vedano Varesino erasi già anche passato a qualche atto reattivo. Si era suonata la campana, radunato il popolo, dichiarato di non pagar decime, livelli, fitti, ecc. Si era scritto “morte al primo che paga”, si era intimidito qualche onest’uomo che opponeva parole della giustizia, e dell’ordine (…). Funesto, funestissimo errore sarebbe il giudicare dello stato delle condizioni morali del popolo agricolo da quello delle città, dove tutto è spirito d’ordine, di patria, di nazionalità». Gli atteggiamenti dei contadini lombardi, e in particolare di quelli dell’altopiano asciutto, impressionarono profondamente gli intellettuali liberali e democratici della regione, tra i quali negli anni immediatamente successivi al ’48 era diffuso il timore che l’Austria potesse trovare un valido appoggio nelle popolazioni rurali. E basterà ricordare le prese di posizione di Giovanni Cantoni e Carlo De Cristoforis, due studiosi particolarmente sensibili alle sorti dei lavoratori dei campi. Così il primo in uno scritto del 1850 non risparmiava le critiche al governo provvisorio che, «non avendo voluto farsi carico delle tristi condizioni del colono riguardo alla produzione agricola» non era stato appoggiato nel momento del bisogno «dalla classe più numerosa del paese, dai contadini, i quali mal sapendo apprezzare il valore della nazionale indipendenza, non rilevavano del resto gran differenza nel regime amministrativo, che è quanto più davvicino li tocca, fra il governo insurrezionale e il governo straniero». E quanto al De Cristoforis, questi nell’opera ‘Il credito bancario e i contadini’ (1851) lasciava trapelare il timore che le plebi rurali, se lasciate sole nella loro disperazione, potessero servire da massa di manovra dell’Austria concludendo con l’esortazione: «Miglioriamo adunque le sorti di tanti infelici, figli di padri ed avi infelici, e quando i contadini staranno meglio, quando avranno, oltre la fatica, una ragione per stare al mondo, allora gireremo insieme le campagne a braccetto e non udiremo più grida inique e voti scellerati nelle bocche dei poveri ignoranti». Del resto proprio alla vigilia della guerra del 1859 Cesare Correnti in un memoriale per il conte di Cavour, pur minimizzando il pericolo di una nuova edizione dei fatti di Galizia in terra lombarda, ammetteva che nel 1848 fra i contadini della regione «qua e là fu vista scoppiar una maligna gioia per la non riuscita della rivoluzione» che altro non era se non «un frutto di quella volontà di far dispetto, indotta dalla lunga dipendenza e dai contrari interessi»” (pag 10984-10985) [Franco Della Peruta, ‘Agricoltura e coloni nell’Ottocento lombardo. Il movimento contadino nell’alto milanese (1885-1889). I’, ‘Calendario del Popolo’, Teti editore, Milano, n. 480, agosto-settembre 1985]
