‘L’Armata a Cavallo’ il capolavoro di Isaak Babel

“Nel frattempo Babel era stato chiamato sotto le armi, e la rivoluzione di Febbraio lo colse mentre combatteva contro i tedeschi sul fronte rumeno. In quella grande sollevazione Babel vide la prima esperienza collettiva, il primo avvenimento di vasta portata storica e sociale di cui poteva finalmente divenire attivo partecipe. Dopo Ottobre, pur non essendo iscritto al partito, servì con entusiasmo il nuovo ordine comunista assolvendo una serie di missioni e compiti diversi, e in ultimo venne aggregato, come civile e poi come militare, all’ “armata a cavallo” del maresciallo (allora generale) Budennyi, nella campagna di Polonia e nella guerra civile. Egli curò tra l’altro la pubblicazione del “Krasnyj Kavalerist” (Il Cavaliere rosso), un foglio di propaganda per i soldati di quel corpo, al cui fianco si batté sui fronti occidentale e meridionale. Poi, dopo un silenzio di qualche anno, riprese a scrivere. “Soltanto nel 1923, – ebbe a dire più tardi, – imparai ad esprimere le mie idee con chiarezza e con concisione”. Così cominciò a mettere su carta le impressioni di quelle due campagne in alcuni bozzetti, che appena pubblicati suscitarono l’indignata protesta di Budennyj, che li considerò quasi una calunnia verso le truppe da lui comandate. Nel 1924 Babel raccolse una trentina di questo bozzetti nel volume noto sotto il titolo di ‘Konarmija’ (L’Armata a Cavallo) che rivelò al pubblico russo un nuovo ingegno di scrittore. (..) ‘L’Armata a Cavallo’, indubbiamente il capolavoro di Babel, è un libro di cui è difficile dare un’idea a chi non lo conosca. Chi legge questo libro vede tutta quanta la Russia del Sud, Volinia, Podolia, Ucraina e Caucaso ci fuggono davanti agli occhi, rapire e sfumate come se viste dietro il finestrino di un treno. Ravvolti in una folata di polvere e fra lampi di lance e di sciabole, galoppiamo a briglia sciolta dai placidi e rigidi campi polacchi alle prima balze fiorite del Caucaso coronato di neve. Da lontano, fra gli alberi bruciacchiati e le capanne distrutte, in uno scenario monotono di morte e di desolazione, ci passano davanti, come su uno schermo fatato, uomini e donne, vecchi e bambini, gli umiliati e gli offesi di questa cavalcata insonne e feroce” (pag 13-14) [dalla prefazione di Renato Poggioli, (in) Isaak Babel, ‘I racconti. L’armata a cavallo. Racconti di Odessa. Altri racconti’, Mondadori, Verona, 1962]