Libertà e necessità. ‘La libertà è la necessità resa consapevole’

“Esaminiamo però più da vicino il caso in cui le azioni passate, attuali e future dell’uomo gli si presentano tutte sotto l’aspetto della necessità. Noi sappiamo già che, in tal caso, l’uomo – considerando sé stesso l’inviato di Dio, come Maometto, o l’eletto da un destino ineluttabile, come Napoleone, o l’esponente di una forza invincibile del movimento storico, come alcuni uomini politici del secolo attuale – manifesta una forza di volontà quasi irresistibile, distruggendo come castelli di cartapesta tutti gli ostacoli posti sul suo cammino dai grandi e piccoli Amleti di tutti i distretti. Però a noi la cosa interessa ora da un altro punto di vista, eccolo: quando la coscienza della mancanza di libertà del mio volere mi si presenta esclusivamente sotto l’aspetto di una completa impossibilità soggettiva e oggettiva di agire altrimenti da come agisco, e quando le mie azioni sono nello stesso tempo per me le più desiderabili fra tutte le azioni possibili, in tal caso la necessità si identifica nella mia coscienza con la libertà, e la libertà con la necessità, e allora io non sono libero solamente nel senso che ‘non posso violare questa identità fra libertà e necessità, non posso opporre l’una all’altra, non posso sentirmi limitato dalla necessità. Ma una simile mancanza di libertà’ è, ad un tempo, la sua ‘manifestazione più completa’. Simmel (1) dice che la libertà è sempre libertà rispetto a qualcosa e che laddove non viene concepita come l’opposizione a una restrizione non ha senso. Ciò naturalmente è vero. Però non si deve, fondandosi su questa piccola verità elementare, smentire la tesi, che costituisce una delle scoperte più geniali del pensiero filosofico, la tesi che la libertà è la necessità resa consapevole. La definizione di Simmel è troppo limitata: si riferisce solamente alla libertà in relazione a ostacoli esteriori. Finché si tratta solamente di tali ostacoli, l’identificazione della libertà con la necessità sarebbe oltremodo ridicola: un ladro non è libero di rubarvi dalla tasca un fazzoletto nuovo, se voi glielo impedite e finché non abbia in un modo o in un altro superato la vostra resistenza. Ma, oltre a questo concetto elementare e superficiale della libertà, ne esiste un altro molto più profondo. Questo concetto non esiste affatto per le persone incapaci di possedere un pensiero filosofico, e le persone capaci di possederlo vi pervengono solamente quando riescano a disfarsi del dualismo e a comprendere che fra il soggetto da una parte e l’oggetto dall’altra non esiste affatto quell’abisso che suppongono i dualisti. Il soggettivista russo oppone i suoi ideali utopistici alla nostra realtà capitalistica e non va oltre tale contrapposizione. I soggettivisti si sono impantanati nella palude del ‘dualismo’” (pag 39-41) [Georghi V. Plechanov, ‘La funzione della personalità nella storia’, Editori Riuniti, Roma, 1973] [(1) Georg Simmel (1858-1918), filosofo e sociologo tedesco di orientamento neokantiano]